Scoperta l'«anonima sequestri» delle auto

FURTI D'AUTO. Sgominata dai carabinieri di Chiari un'organizzazione composta da italiani. Arrestate undici persone tra il Bresciano e la Bergamasca. Rubavano vetture nei parcheggi  e poi chiedevano il «riscatto». Dai proprietari per la restituzione pretendevano fino a 5mila euro
01/02/2012
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I carabinieri di Chiari ispezionano un'auto rubata. FOTOLIVE

Chiari. Le auto venivano rubate per essere «cannibalizzate», cioè smembrate e trasformate in pezzi di ricambio da vendere in nero, oppure per essere rivendute agli stessi proprietari derubati, a cui veniva chiesto un «pizzo» sino a 5mila euro per riavere la propria vettura. In molti subivano il ricatto e pagavano, magari perchè dubbiosi di poter contare sulla copertura assicurativa, per un motivo o per l'altro. E qualcuno, se aveva già presentato ai carabinieri la denuncia di furto, tornava in caserma a ritrattarla, dicendo di aver «casualmente» ritrovato la macchina. Ma i comandanti delle stazioni dei carabinieri di Iseo e Rovato si sono insospettiti per tutte queste denunce, prima presentate e poi ritirate. Quindi un anno fa hanno iniziato le indagini, che hanno portato alla disarticolazione di una organizzazione composta da italiani, dedita al furto di vetture di ogni tipo, dalle utilitarie alla Bmw ultima serie. «ALMENO 300 quelle sparite nel lungo periodo, con punte di 8 in un giorno. Ne abbiamo recuperate trenta e su altre venti stiamo indagando», ha reso noto il comandante provinciale dell'Arma, colonello Marco Turchi, nell'illustrare l'operazione con il capitano Egidio Lardo, che guida la Compagnia di Chiari, con i comandanti di stazione Cosimo Falco e Antonio Marrazzo L'indagine sul «giro» di auto rubate è stata denominata «Operazione Pollicino». L'organizzazione si era specializzata nel genere di furti definito in gergo «cavallo di ritorno». In alcuni casi i mezzi venivano fatti a pezzi, con la collaborazione di carrozzieri compiacenti, e in altri casi rivenduti. I ladri o i ricettatori contattavano le vittime, chiedendo in pratica un riscatto. Ma le indagini hanno fatto centro. TRA IL BRESCIANO, la Bergamasca, e marginalmente il Cremonese e il Veneziano, i carabinieri di Chiari hanno arrestato 11 persone e compiuto 15 perquisizioni. Due auto rubate stavano per essere smontate in una carrozzeria di Travagliato. Altre sono state trovate a Salò e a Cazzago. Coinvolte anche altre officine. Il metodo era più o meno sempre lo stesso: il furto, il contatto, il pagamento, e infine veniva indicato ai proprietari dove ritrovare la vettura. Il tutto è emerso anche grazie ad una «cimice» che gli investigatori sono riusciti a collocare nella vettura di uno degli arrestati, anche grazie alla collaborazione di uno dei derubati. A capo dell'organizzazione, i carabinieri pongono Andrea Giffanti, 48anni di Villongo. Poteva contare sulla collaborazione di Massimo Camotti, 41 anni di Calcinate, Mauro Redondi 45 anni di Costa Volpino e Bruni Facchinetti, 62 anni di Lovere. In flagranza i carabinieri hanno arrestato inoltre Emanuele Franco, 28 anni di Brescia, il fratello Domenico 32 anni di Brescia, Oscar Corsini, 42 anni di Darfo, Manolo Travella 37 anni di Calcinate e il maghrebino Moustafa Khalaf, 37 anni di Milano.  Ordini di arresto sono scattati su mandato della magistratura anche nei confronti di Claudio Giugno, 55 anni di Salò, Lorenzo Maggioni 51 anni di Marone e Italo Pelucchetti, 59 anni di Salò.

Franco Mondini

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