Il vescovo Monari in Loggia:
«Via ogni egoismo»
LA VISITA. Ospite del Consiglio comunale in seduta straordinaria. Il monito: «La ricerca del bene è vantaggio di tutti». La crisi: «Ha fatto riscoprire la fiducia reciproca»
Brescia. Un appello a fare il bene della città, perché la ricerca del solo vantaggio personale non porta a nulla. Un monito a respingere ogni forma di egoismo, personale e di gruppo. A guardare al di là dell'oggi, senza trascurare gli effetti a lungo termine delle proprie scelte. Ad evitare la demagogia e le strumentalizzazioni. È UN MESSAGGIO FORTE ma insieme di speranza, quello che ieri il vescovo Luciano Monari ha lanciato in Loggia in un Consiglio comunale straordinario convocato ad hoc nell'ambito delle celebrazioni per i Santi Patroni. Un momento straordinario. Non solo perché era la prima visita di monsignor Monari, quanto perché nel tema della sua lectio magistralis, «L'urgenza della concordia», si è intesa l'impellenza di un momento tanto delicato per la vita della comunità e della politica. Così ieri i consiglieri, rapiti, sono stati chiamati ad ascoltare il vescovo mentre disegnava la sua visione di una città dove «la ricerca concorde del bene è vantaggio di tutti» . «La società non funziona come un gioco a somma zero», ha detto. Come le elezioni, dove c'è chi vince e c'è chi perde. Funziona piuttosto come una partita che non si gioca contro nessuno, ma insieme per un unico obiettivo. Come è «disincagliare una nave finta tra gli scogli» (e la mente va inevitabilmente all'attualità); o come la ricerca scientifica, il cui effetto è il patrimonio di conoscenze di tutti. PROPRIO IN QUESTA direzione, «ciò che il consiglio comunale deve proporsi - ha ammonito il vescovo - è il funzionamento migliore del sistema città; la formazione di una maggioranza e di una minoranza è funzionale a questo obiettivo». Non è un embrassons - nous generale, ma la ricerca dell'«equilibrio e della correzione» tra forze politiche diverse: una più sensibile alla libertà personale, l'altra al valore dell'individuo. Per monsignor Monari, del resto, il singolo e la comunità sono dimensioni che «non vanno intese in una contrapposizione, ma si sostengono e si potenziano a vicenda». E «il problema non è sposare un'ottica individuale o sociale come se fosse quella giusta, condannando l'ottica opposta. Ma l'equilibrio, l'armonia e la sinergia». Ma poiché, in verità, il progresso è determinato dall'uomo, sono le caratteristiche dell'uomo a dettare le condizioni per decisioni «corrette e buone»: l'attenzione leale al mondo, l'autocritica, la responsabilità. E «l'intelligenza che immagina possibilità nuove», la creatività, quella che in tanti sostengono essere l'unica via per uscire dalla crisi. Per contro, ci sono gli ostacoli alla crescita, ed è forse questo il monito più forte del vescovo. In primis «l'egoismo, l'illusione che si possa progredire personalmente anche se non ci si prende cura degli altri». C'è l'egoismo individuale, proprio di chi «accetta di perdere, a condizione che gli altri perdano di più». Di chi è triste «non perché non ha il necessario per vivere, ma perché vede gli altri che hanno di più». E, peggio, c'è l'egoismo di gruppo, che «si trasforma in ostilità nei confronti di gruppi alternativi», nel «torto solo dalla parte degli avversari». Per il vescovo, solo una società che valorizza il contributo di tutti ha un futuro promettente. L'ultimo ostacolo al progresso è la miopia, la «tendenza a trascurare a lungo termine gli effetti delle scelte». In una città come la nostra, dove i comitati sono sul piede di guerra, ha un certo significato sentire il vescovo ricordare che «gli effetti di una attività produttiva sull'ambiente non si vedono subito, e viene la tentazione di non prenderli in considerazione». Egoismo, egoismo di gruppo e miopia. «Bisogna imparare a controllarli e superarli», ha detto il vescovo. E ci vuole tempo. Ma la crisi ha avuto, tra gli altri, l'effetto di «far riscoprire l'importanza nel funzionamento della società la fiducia reciproca, senza cui l'economia si inceppa e i rapporti politici diventano aggressivi». IL DISCORSO non ha lasciato indifferenti né il sindaco Adriano Paroli, che ha parlato di «paterna vicinanza» di monsignor Monari alla città, né i capigruppo, che in qualche caso hanno evidenziato richiami politici nelle parole del vescovo. Andrea Bonetti (Udc) ci legge una «critica agli effetti del bipolarismo» e una richiesta di «assunzione di responsabilità per ricercare occasioni di condivisione». Nicola Gallizioli (Lega) evidenzia l'importanza dell'incontro tra la massima istituzione laica e quella religiosa in un momento di crisi come questo. Emilio Del Bono (Pd) rimarca la fiducia che ha voluto trasmettere monsignor Monari, ma, allo stesso tempo, non può non sottolineare che il richiamo ad evitare l'egoismo ha maggiore dirompenza «nel Nord e nel nostro territorio» (vedi Lega). Andrea Ghezzi (Pdl) riconosce l'importanza di riportare al centro l'etica ma plaude anche ad un Consiglio «maturo, capace di affrontare le sfide per il bene comune». Laura Castelletti ha apprezzato l'esortazione alla «libertà dalle abitudini mentali», importante per chi fa politica da tempo. Mentre Donatella Albini (Sel), pur condividendo l'impianto che rimanda alla libertà, ai sentimenti, al bene comune ritiene che «la maggioranza e la minoranza abbiano responsabilità diverse». Luigi Recupero (Ali) infine evidenzia: «È un periodo di crisi ed è vero, la concordia è l'unica strada per affrontarla».
Natalia Danesi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tweet