Nicoli resta ancora in cella
e si apre una nuova «pista»

IL CASO. Respinta per la quarta volta la richiesta per ottenere i domiciliari. La Procura indaga sugli «Amici del Pdl». Nel mirino degli inquirenti l'ipotesi che l'ex assessore regionale abbia accumulato fondi paralleli sfruttando il nome del partito
23/02/2012
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Franco Nicoli Cristiani rimarrà in carcere a Milano, mentre a Brescia si indaga sulla sua «associazione»

Giuseppe Spatola Certezze e nubi che s'addensano su presente e futuro dell'ex vice presidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani. Le prime riguardano la richiesta dei domiciliari, in luogo dell'arresto in carcere con l'accusa di corruzione. E' stata respinta.  Nel secondo caso, invece, si tratta di una nuova vicenda, legata ad un'associazione e a somme ad essa destinate. In merito la Procura di Brescia nelle scorse settimane ha sentito gli esponenti del Pdl Viviana Beccalossi e Giuseppe Romele. PER ORA l'unica certezza è che Nicoli Cristiani rimarrà ancora in carcere. La richiesta d'appello, contro la decisione del gip di non concedere i domiciliari, è stata discussa il 13 febbraio.  E lunedì scorso il politico bresciano è stato sentito nuovamente dalla Procura di Milano. Ha ribadito che il denaro trovato nella sua abitazione, 100 mila euro, non è una tangente, ma è suo.  L'interrogatorio è durato circa quattro ore. Ieri è stata poi depositata la decisione sul ricorso in appello contro la custodia cautelare in carcere.  PER NICOLI Cristiani è la quarta volta che un giudice si pronuncia contro tale richiesta. Prima è stato il gip Cesare Bonamartini del tribunale di Brescia. Aveva firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, accogliendo così, la richiesta della Procura di Brescia. In sede d'interrogatorio di garanzia respinse la richiesta. Poi è stata la volta del gip di Milano Elisabetta Meyer che, rinnovò la misura cautelare dopo il passaggio degli atti, per competenza territoriale, da Brescia a Milano. Il terzo «no» ai domiciliari è arrivato dal tribunale del riessame di Milano che nell'ordinanza di diniego definì Nicoli Cristiani il « principale regista della vicenda » con riferimento all'ipotesi di corruzione relativa alla cava di Cappella Cantone, nel cremonese, da trasformare in una discarica d'amianto. Nicoli Cristiani ora si è visto rigettare, l'appello volto ad ottenere la possibilità di lasciare il carcere e si tratta appunto della quarta volta. Questi sarebbero anche i giorni in cui s'avvicina la decorrenza dei termini di custodia cautelare per Nicoli Cristiani. Il condizionale è legato alla possibilità per la Procura di Milano di chiedere il giudizio immediato. A questo punto la decorrenza termini, dal 29 febbraio prossimo slitterebbe di sei mesi. Nicoli è in carcere dal 30 novembre scorso.  INTANTO la Procura di Brescia starebbe indagando su un presunto «tesoretto» di 750 mila euro raccolto da Franco Nicoli Cristiani tra il 2008 e il 2009. Si tratterebbe del denaro che l'ex vicepresidente del Consiglio regionale avrebbe raccolto tramite l'associazione «Amici del Pdl», da lui creata solo pochi giorni dopo il congresso che sancì la nascita del partito unico di Berlusconi e in contemporanea con l'apertura a Brescia di una omonima associazione fondata per creare un fondo per le spese elettorali. La Procura avrebbe ipotizzato che i soldi raccolti da Nicoli nel «salvadanaio» parallelo non siano mai finiti nelle casse del partito, nonostante le dichiarazioni rese dallo stesso Nicoli a chi con la donazione pensava di sostenerlo. La magistratura nei giorni scorsi ha ascoltato in qualità di parte lesa gli onorevoli Viviana Beccalossi e Giuseppe Romele, all'epoca coordinatore e vice del Pdl.  

Mario Pari

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