Evasione, in carcere l'allarme era fuori uso

IL CASO. Ieri a Canton Mombello la visita di Roberto Santini, segretario generale nazionale del Sinappe, che ha incontrato la direttrice e l'agente addetto al controllo. La denuncia del leader sindacale degli agenti penitenziari. Intanto continua la caccia all'uomo fuggito domenica mattina
28/02/2012
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Nella casa circondariale di Canton Mombello il sistema d'allarme non funziona in alcuni punti

Brescia. È sempre caccia all'uomo. La squadra mobile della Questura di Brescia sta cercando di rintracciare Fatmir Gashi, il kosovaro evaso domenica dal carcere di Canton Mombello. Un'evasione che ha portato una volta di più all'attenzione dell'opinione pubblica, i problemi che da sempre assillano la casa circondariale di Brescia. Ieri, per ore è stato a Brescia Roberto Santini, segretario nazionale del sindacato di polizia penitenziaria Sinappe.  Ha incontrato la direttrice del carcere, il comandante della polizia penitenziaria, ma anche l'agente che era addetto al controllo del detenuto poi evaso.  «CHE LA SUA posizione sia al vaglio degli inquirenti - ha detto Santini - per ragioni d'ufficio, è un dato di fatto. Ma non dimentichiamo il comportamento eroico di quest'agente. Da solo è riuscito a impedire l'evasione di due detenuti, uno dei quali pesante almeno 110 chili. Ha rischiato d'essere malmenato. Per questo è il minimo venire a Brescia a fare sentire la vicinanza del sindacato».  Ma evidentemente quella di ieri, per Santini, è stata anche una ricognizione in uno degli istituti di pena più problematici a livello nazionale. E non è solo una questione d' organici.  «Canton Mombello - spiega il sindacalista - è dotato di sistema d'allarme. ma nel punto in cui è avvenuta l'evasione non funziona. È una questione di manutenzione, come del resto capita in molte altre carceri italiane. Gil impianti non mancano, ma se non c'è manutenzione, per ragioni economiche, smettono di funzionare. E questo è successo a Brescia».  SANTINI, come del resto è comprensibile, ha colto all'interno del personale di Canton Mombello:«un ambiente demoralizzato, che non si sarebbe comunque mai aspettato quello che è successo». Questo a prescindere dal contesto in cui si è chiamati a svolgere una professione delicata, con telecamere che in parte non funzionano, organici ridotti all'osso. «Domenica scorsa - prosegue - gli agenti che avrebbero dovuto svolgere il servizio sul muro di cinta erano impegnati in ospedale per un piantonamento». Il sindacato ha comunque messo a disposizione dell'agente un legale per non fargli mancare alcun tipo d'assistenza. «E' successo tutto - racconta Santini - in una manciata di secondi. L'agente ha visto l'ombra del detenuto che è riuscito a fuggire. E' intervenuto subito ed è quindi riuscito a fermare gli altri due. Erano riusciti a mettersi uno sulle spalle dell'altro e solo uno ce l'ha fatta. In quel momento erano impegnati 12 agenti per controllare 550 detenuti». ANCHE per questo, il segretario nazionale del Sinappe è convinto che il collega «ne esca alla grande dalla vicenda, essendo riuscito a bloccare due detenuti su tre, durante il tentativo d'evasione». Di certo le polemiche sull'accaduto non rientreranno in tempi brevi. E questo a prescindere dagli sviluppi delle indagini sulle ricerche dell'evaso. Alcuni anni fa a Canton Mombello si verificò un'altra evasione, ma il detenuto venne rintracciato e arrestato nelle ore successive dai carabinieri.  IN QUESTO CASO lo spessore criminale dell'arrestato è elevato e le indagini non sono certamente facili.  Ma comunque vada, rimane una realtà, quale quella di Canton Mombello. dove i problemi da risolvere resteranno comunque parecchi.

Mario Pari




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