I «No Tav» in piazza Loggia
E il corteo irrompe in Broletto
LA MANIFESTAZIONE. Slogan contro e solidarietà al leader del movimento ferito in Val di Susa. Anche a Brescia arriva la protesta contro l'opera L'idea è di dare vita a un'organizzazione nazionale: «Ci stiamo mobilitando, allo studio altre iniziative»
Un moto di solidarietà, ma anche un'occasione per far sentire la propria voce e dire che la Tav non si deve fare, in Val di Susa come a Brescia. Quanto accaduto al leader No Tav, Luca Abbà, rimasto ferito gravemente lunedì mattina durante lo sgombero del presidio di Chiomonte per l'allargamento dell'area di recinzione del cantiere della Torino-Lione, ha dato una sferzata al movimento bresciano, che ieri alle 18 si è radunato in piazza Loggia e ha poi improvvisato un corteo per il centro storico al quale hanno partecipato circa 300 persone. Abbà si era arrampicato su un traliccio dell'alta tensione per protesta e quando la polizia ha tentato di salire a prenderlo è caduto mentre nello zaino cercava la corda con cui avrebbe voluto legarsi per evitare di essere portato giù. «Il punto - spiega Marco Bendinelli che ha seguito il caso per l'emittente antagonista Radio Onda d'Urto - è che se nessuno avesse cercato di impedirgli di protestare lui non sarebbe caduto». UN INCIDENTE, quindi, ma causato da una serie di situazioni e comportamenti. Il tam tam è rimbalzato in tutta Italia e ha portato all'organizzazione di presidi nelle principali città: oltre che a Brescia, a Torino, Roma, Milano, ma anche a Firenze, Bologna, Padova, Palermo, L'Aquila, Vicenza, Pisa, Livorno, Campobasso, Salerno e Mantova. Il popolo dei No Tav ha voluto in questo modo dimostrare unità, ribadire in un certo senso il proprio «peso», come accaduto nella manifestazione di sabato 25 febbraio alla quale, secondo gli organizzatori, hanno partecipato 75mila persone. Tra loro c'era Andrea Di Giovambattista, studente bresciano di 19 anni, che in Val di Susa lo scorso fine settimana c'è stato «perché la Tav è solo uno spreco di soldi» e che ieri in piazza Loggia ha spiegato di far parte di «un movimento nazionale». Un movimento che però nella nostra provincia non ha certo la forza che invece ha in Piemonte. E SÌ CHE ANCHE QUI i lavori della Tav sono partiti e porteranno, al costo di due miliardi di euro, alla realizzazione della tratta Treviglio-Brescia, che attraverserà il fiume Oglio tra Calcio e Urago, andando poi verso Chiari, Castrezzato e Rovato, passando per la città, Cazzago, Ospitaletto, Travagliato e Roncadelle (in tutto toccherà 12 comuni). Un altro segmento unirà Travagliato a Montichiari, dove è prevista una stazione per servire l'aeroporto. «Un paradosso - secondo il segretario di Rifondazione Comunista Fiorenzo Bertocchi -, perché sappiamo tutti che lo scalo bresciano è abbandonato e che in generale tutto il progetto della Tav è sovrastimato». Allora perché la protesta nel Bresciano stenta a decollare? «In realtà - continua Bertocchi - negli anni scorsi sono state fatte alcune iniziative, ma il punto è che mettere d'accordo un territorio non è facile». «IL MOVIMENTO sta riorganizzando le fila e nei prossimi mesi dovrebbe mettere in atto nuove iniziative» - assicura Bruno Turati, studente di 17 anni, certo che la protesta riuscirà a decollare. Della stessa idea anche Renato Lamberti, un signore decisamente più avanti negli anni, che punta il dito contro «gli eccessivi consumi della Tav», inutile soprattutto in un momento di crisi: «Molti non hanno un quadro chiaro della situazione - spiega -, ma quello che sta accadendo in Val di Susa è differente, è come se ci dicessero che devono costruire un tunnel da Bagolino a Bovezzo». Insomma, immedesimarsi con i No Tav piemontesi è facile, perché tutti, al di là del fatto che siano favorevoli o contrari, comprendono quanto la Val di Susa cambierà con l'alta velocità. Le questioni sul tavolo sono molte, resta solo da vedere se i bresciani si lasceranno coinvolgere dalla protesta. Intanto ieri il serpentone No Tav è arrivato fino al Broletto, Attimi di tensione stemperati subito.
Rossella Prestini
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