Navi dei veleni, indagini bresciane

IL CASO. Il procuratore della Repubblica Nicola Pace quando guidava Matera indagò sugli affondamenti dolosi. Gli «007» al suo fianco erano della Forestale di Brescia

Pace: «Il Cunsky conferma Almeno 42 relitti pericolosi»
  • 16/09/2009
 
Zoom Foto

Il relitto trovato al largo di Cetraro in un’immagine subacquea ANSAFOTO

Brescia. Il «Cunsky», il mercantile individuato sabato scorso nel mare di Cetraro, in provincia di Cosenza, carico di rifiuti tossici e radioattivi, lascia una scia che porta anche a Brescia.
IL PROCURATORE della Repubblica Nicola Pace negli anni Novanta, mentre era a capo della procura di Matera collaborò con il pm Francesco Neri della procura di Reggio Calabria: insieme diedero la «caccia» alle navi dei veleni.
Con le due procure, che sull'inchiesta lavorarono tra il '90 e il '97, scesero in campo anche gli 007 della polizia giudiziaria del Corpo forestale di Brescia. Furono gli esperti della Forestale a dare la caccia ai relitti che, secondo il lavoro investigativo basato anche sulla collaborazione di alcuni pentiti, vennero affondati carichi di rifiuti tossici e radiottivi in buona parte dello Ionio, del basso Mediterraneo e nell'Alto Adriatico. L'inchiesta era di Reggio Calabria, ma il procuratore Pace, che stava lavorando su tematiche ambientali-nucleari, era considerato il massimo esperto in materia e la sua collaborazione fu considerata molto preziosa.
Anni di lavoro per arrivare a una conclusione da brivido: 42 relitti pericolosi affondati dolosamente al largo delle coste italiane, per risolvere - senza troppi problemi e senza alcuno scrupolo - il problema delle scorie radioattive.
Non c'è un legame evidenziato tra l'inchiesta di allora e il ritrovamento di questi giorni, ma i collegamenti balzano agli occhi e sono messi nero su bianco dal pentito Francesco Fonti, che in una serie di interrogatori resi a partire dal marzo del 2004 alla procura di Paola ha indicato anche il «Cusky» tra le navi di veleni affondate dalla 'ndrangheta, ammettendo di averlo fatto personalmente naufagrare la nave con l'esplosivo nel 1992.
«Da quanto leggo sul ritrovamento a Cetraro e sulle dichiarazioni del pentito, ho la netta impressione che si tratti di una conferma ai risultati investigativi condotti dalla procura di Matera e da quella di Reggio Calabria - commenta il procuratore della Repubblica Nicola Pace -. All'epoca - spiega il magistrato - risultava già evidente, benchè non comprovato da elementi oggettivi, l'affondamento doloso di 42 navi con carichi di rifiuti anche radioattivi».
L'interesse delle due procure si concentrò sul cargo «Rigel», affondato il 21 settembre del 1987 l largo delle coste di Capo Spartivento, al largo di Reggio Calabria. Ma recuperare il relitto non fu possibile. «Non c'era all'epoca una tecnologia che potesse permettere di scendere oltre i duemila metri di profondità», ricorda il procuratore.
LE DUE PROCURE, per la verità, non si diedero per vinte e per cercare di recuperare il «Rigel» con il suo contenuto di veleni interpellarono anche le Nazioni Unite e una società che aveva lavorato per la Nasa. La società americana presentò ai procuratori un progetto esecutivo, ma talmente oneroso che venne chiesto il parere del ministro della giustizia, che diede carta bianca alle due procure, ma ne seguirono una serie di interpellanze e altre vicende, compresa la morte «misteriosa» di uno degli investigatori chiave delle indagini, il capitano Natale De Grazia - morto di infarto a 38 anni dopo aver preso un caffè in autostrada mentre andava a La Spezia per recuperare i piani di carico di decine di mercantili - che portarono allo smembramento dell'inchiesta stessa.
IL PENTITO FONTI ha fatto anche un nome, quello di Giorgio Comerio, faccendiere irreperibile, che sarebbe stato incaricato dal Governo di trovare un modo di seppellire in fondo al mare i fanghi radioattivi. Una conclusione alla quale sarebbero arrivate anche la procura di Reggio Calabria e quella di Matera.
Con la consapevolezza che il progetto elaborato dalla Ispra di Varese per piazzare le scorie radiottive nei fondali marini, «sparandole» con un siluro a 220 chilometri all'ora e monitorandole per un milione di anni, era stato stravolto: le scorie erano stoccate su carrette fatte finire in fondo al mare.W.P.

commenti - 0

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.