«A Brescia gli anni migliori
Ora incrocio le dita per la A»
ROBERTO BAGGIO
Roberto Baggio, anzi Roberto Bagg10 non si era mai concesso così tanto alla platea. Nemmeno quando il ruolo glielo imponeva, nemmeno ai tempi in cui dispensava magie e dopo il trio Di Stefano-Pelè-Maradona veniva lui. «Da milanista ho amato Gianni Rivera e allo stesso modo Roberto Baggio, anche se non è stato tanto milanista». Parole di un rossonero doc come il comico Teo Teocoli, uno dei tanti ospiti della presentazione di «Io che sarò Roberto Bagg10», la collana dvd promossa da Rai Trade e dalla Gazzetta dello Sport.
La forza di Baggio era questa: amato dai tifosi e dagli avversari. E nelle parole di Teocoli, c'è tutta la stima, la passione che gli appassionati di calcio di tutto il mondo avevano e hanno per Baggio.
E non pochi a Brescia si rendono conto solo adesso, che sono passsati cinque e mezzo dal suo ritiro, della fortuna di averlo ammirato e applaudito con la maglia biancazzurra.
Baggio, se si dice Brescia?
Eh, Brescia... È il ricordo più recente della mia carreira. La mia ultima maglia.
Ultima solo in ordine di tempo.
Di sicuro non per importanza. E ci mancherebbe altro. A Brescia ho trascorso quattro stagioni importanti.
Per non pochi sono le migliori.
Di sicuro anni meravigliosi.
Il presidente Corioni la prese che lei si stava allenando nel campetto sportivo della sua Caldogno.
Ricordo, ricordo. E non finirò mai di ringraziarlo, il presidente. E non solo per essersi ricordato di me in un momento in cui sembravo dimenticato.
Per che altro, allora?
Fuori dal campo, ad esempio. A Brescia ho fatto amicizie che durano tutt'ora, ho allargato le mie conoscenze, ho conosciuto una bella città e tifosi splendidi.
Si dice anche che una parte rilevante nella sua scelta di accettare Brescia fu la presenza di Mazzone.
Ci sarebbero tanti aneddoti da raccontare su Mazzone, una persona che mi ha dato tanto.
Ne racconti almeno uno.
Quando in allenamento facevo una giocata, si stupiva mi diceva nel suo romanesco: "ma dove le pigli?"
Mazzone, Baggio. E Guardiola, Toni, Pirlo, la serie A, le quattro salvezze consecutive. Mai successo nella storia del Brescia. Ed è successo con Baggio. Torneranno quei tempi?
Nella mia vita c'è ancora tanto calcio. E naturalmente le partite del Brescia hanno un posto di privilegio, anche se io sono rimasto legato a tutte le squadre in cui ho giocato. Brescia è stato un grande periodo.
Caracciolo, Mareco e Martinez, suoi compagni di allora, giocano ancora nel Brescia.
Ho un bellissimo ricordo di tutti.
È l'anno buono per il ritorno in serie A?
Lo spero con tutto il cuore. Incrocio le dita.
In attesa di sapere come andrà a finire, ci sono gol bresciani cui è più legato? Il primo che viene in mente è quello del primo aprile 2001, a Torino contro la Juventus.
In effetti fu un bel gol, nato da un grande passaggio di Pirlo. Con un simile uomo-assist, non si poteva sbagliare.
Ma quell'aggancio che da solo mise fuori causa Van der Sar... Pessotto l'ha definita la sua rete più bella in assoluto.
A Brescia ne ho segnate altre di belle: la rete di Piacenza su passaggio di Bachini, quello alla Lazio, il pallonetto contro l'Atalanta al Rigamonti.
Concorda con chi dice che il miglior Baggio si è visto in biancazzurro?
A Brescia ho fatto bene soprattutto nella prima stagione. E ricordo l'anno con i Mondiali in Giappone in vista.
Già: Trapattoni però non la convocò, nonostante il recupero-lampo dall'ennesima operazione al ginocchio. In compenso la chiamò per un'amichevole con la Spagna a Genova, giocata il 28 aprile 2004. Poco prima degli Europei in Portogallo.
Ma non è quello il cruccio della mia carriera. C'è una partita che vorrei rigiocare.
Pasadena, la finale di Usa '94?
Proprio quella. Un Mondiale dura 4 anni tra partite di qualificazione, ritiri, prima fase. Giocarselo in 5 minuti ai rigori è un delitto. È più accettabile una sconfitta sul campo, in 90 o 120 minuti.
Magari, dopo quel 16 maggio 2004, Milan-Brescia 4-2, avrebbe voluto giocare ancora.
No.
Quante volte il presidente Corioni ha cercato di convincerla a continuare un altro anno?
Ci ha provato. Ma i dolori non mi abbandonavano mai. Era un fastidio non potermi allenare allo stesso ritmo dei compagni. Ogni fine stagione volevo smettere, solo grazie al mio manager Vittorio Petrone che mi spronava ad andare avanti, ho giocato fino a 37 anni. Quando sono entrato nel tunnel di San Siro il giorno dell'ultima partita non avevo un solo rimpianto perchè ho dato tutto. Mi sono sentito liberato.
C'è un bresciano, Mario Balotelli, che è continuamente bersaglio di cori razzisti.
Non vedo perchè la gente si rifiuti di capire che è assurdo, che un comportamento del genere è inconcepibile.
Cosa c'è nel futuro di Roberto Baggio? Quanta voglia ha di tornare nel mondo del calcio?
Il calcio lo guardo sempre, sono un appassionato a 360 gradi.
Mai pensato di fare l'allenatore?
È una bella sfida e a me le sfide sono sempre piaciute. Mai dire mai.
