Iraq, voto insanguinato da una serie di attentati

BAGHDAD. Erano 19 milioni i chiamati alle urne per eleggere i deputati. Risultati fra un mese
Sono 38 le vittime di attacchi a colpi di mortaio nella capitale Obama elogia gli iracheni: «È un giorno storico per il Paese»
08/03/2010
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Scrutatori della commissione elettorale indipendente contano i voti

BAGHDAD
L'Iraq è andato alle urne sotto una raffica di attentati. Il più grave ha colpito Bagdad. Una trentina di persone sono state uccise dall'esplosione di numerosi colpi di mortaio e di razzi katyusha, che hanno sventrato alcune case nel quartiere sunnita di Azamiyah. Altri obici hanno colpito un paio di edifici governativi nella superprotetta Zona Verde, ma senza provocare vittime.
Il bilancio, ancora provvisorio, parla di 38 morti e 110 feriti in tutto il Paese. Altri attentati kamikaze hanno insanguinato Iskandariya e Baquba, malgrado le impressionanti misure di sicurezza messe in piedi da polizia ed esercito iracheno. Anche ieri i gruppi legati ad Al Qaeda hanno sparato nel mucchio per seminare terrore nella speranza di riaccendere le faide interconfessionali tra sunniti, sciiti e curdi.
In 19 milioni gli iracheni sono stati chiamati alle urne in 18 circoscrizioni provinciali per eleggere 325 deputati al Majlis. Alle 17 è scattata la chiusura dei seggi; e hanno preso il via le operazioni di scrutinio. Buona l'affluenza ma per conoscere i risultati definitivi si dovrà attendere la fine del mese.
A contendersi la guida politica del Paese due coalizioni: l'Alleanza per lo Stato di diritto guidata dal premier uscente Nuri al Maliki e il blocco Al Iraqiya dello sfidante Iyad Allawi con l'Alleanza nazionale, che raggruppa gli sciiti conservatori particolarmente forti nel Sud del Paese, a fare da terzo incomodo.
Storia a sé fa la regione autonoma del Kurdistan dove i dissidenti di Goran (Cambiamento) sfidano l'egemonia dei partiti tradizionali Pdk e Upk. Dopo aver votato in un grande albergo della zona verde, Al Maliki ha minimizzato l'effetto della violenza. «Questi attacchi non impressionano gli iracheni». Da registrare anche l'appello dell'imam radicale Moqtada al Sadr che da Teheran ha chiesto agli elettori di aprire la strada «alla liberazione del Paese».
In serata sono giunte le congratulazioni e i ringraziamenti di Barack Obama. «Ho grande rispetto per milioni di iracheni che non si sono scoraggiati davanti alle violenze e hanno esercitato oggi il loro diritto di voto», ha detto il presidente Usa. Obama ha anche dovuto riconoscere che per l'Iraq vi saranno tuttavia ancora «giorni difficili».
Lo svolgimento delle elezioni in Iraq «è un tributo» a tutte le vittime cadute negli ultimi anni, ha detto Obama. Ha definito il voto «una pietra miliare» per la storia dell'Iraq e lodato le forze armate irachene che hanno garantito la sicurezza. Congratulazioni al popolo iracheno sono giunte anche dal ministro degli Esteri della Ue, Catherine Ashton.