Il premier: ho i numeri Il Colle guarda al Paese
IL GOVERNO. «Noi andiamo avanti. Da Gianfranco un virus: faccia come Pertini, si dimetta»Napolitano: tutelare la continuità delle istituzioni L'Udc: ora un altro esecutivo. Il Pd: sì a transizione
ROMA
Silvio Berlusconi non mette in discussione la tenuta della maggioranza: abbiamo i numeri per governare ed andare avanti. Dopo il divorzio con Fini il Cavaliere ostenta sicurezza. E in un messaggio ai promotori della libertà ribadisce il perché della separazione. L'avvertimento della «mani libere» dall'ex alleato non piace a Berlusconi. Tant'è che nel messaggio il Cavaliere attacca: «Fini ha iniettato il virus della disgregazione. È accaduto che alcuni eletti dal Pdl, sempre sostenuti purtroppo da Fini, abbiano lavorato in modo sistematico per svuotare, rallentare, bloccare il nostro lavoro. E hanno offerto una sponda ai nostri nemici».
Berlusconi chiede ancora le dimissioni dalla presidenza della Camera. E cita il caso di Sandro Peritini che nel 1969 lasciò lo scranno più alto di Montecitorio auspicando che l'atteggiamento dell'ex presidente della Repubblica: «Sia da insegnamento per qualcuno». E la sfiducia a Fini è stata ripetuta anche in Aula da Cicchitto. Di voto anticipato insomma in casa Pdl non si vuol sentire parlare. E la Lega fa la sponda.
IL QUIRINALE VIGILA. Il Colle segue con la massima attenzione gli sviluppi della situazione politica e attende che si chiuda in tempi rapidi la partita per il successore di Scajola al ministero dello Sviluppo. Napolitano non intende entrare nel merito delle discussioni e delle decisioni dei partiti ma non rimane insensibile alle ricadute che uno strappo, come quello tra Berlusconi e Fini, possano avere sulla continuità della vita istituzionale, nell'interesse generale del Paese. Di questo il Capo dello Stato avrebbe parlato nel pomeriggio, non senza far trasparire un filo di preoccupazione, con una delegazione del Pd.
PD E UDC: NUOVO GOVERNO. Bersani chiede a Berlusconi di riferire in Parlamento: «Troppe falle, il governo non c'è più. In queste ore succedono fatti di assoluto rilievo politico e istituzionale che meritano di esser valutati in Aula. Sono fatti evidenti e non possono essere elusi. Il capo del governo ha certificato in modo solenne la frattura incomponibile». I vertici del Pd ieri sera si sono riuniti. Al termine della riunione Enrico Letta ha sentenziato: «Berlusconi non ha i numeri in Parlamento e non può andare avanti. La maggioranza eletta nel 2008 si è sgretolata. Hanno fallito Berlusconi, Bossi e Fini. Il premier venga in Parlamento e compia una presa di coscienza che la sua maggioranza non c'è più. Poi si deve aprire una fase politica nuova, con un governo di transizione, e il Pd è disponibile». Il leader dell'Udc, Casini, propone un governo di unità nazionale: «Berlusconi e Fini dicano agli italiani che hanno sbagliato a unirsi in un partito nato sul predellino. Uno scontro istituzionale così non ha precedenti nella storia della Repubblica. Escludo qualsiasi sostegno a questo governo: serve un esecutivo di responsabilità nazionale».
SOSPETTI. Nell'Udc c'e chi, De Poli, denuncia: «In queste ore in Parlamento è in corso un'indecente campagna acquisti». E Berlusconi in serata, a cena con le deputate del Pdl, ha sibilato: «Ci sono deputati dell'Udc e dell'Api di Rutelli ma anche del gruppo misto pronti a sostenerci, vanno intercettati». Di Pietro (Idv) è perentorio: «Si vada a elezioni».
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