Scuola, la Cei critica le politiche del governo

SCONTRO SULLA PUBBLICA ISTRUZIONE. L'Avvenire: «Non si speculi sulla pelle dei ragazzi»
Il giornale dei vescovi: un inizio dell'anno confuso e pieno di ombre Resta alta la tensione tra i precari e la Gelmini, che cerca di mediare
04/09/2010
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Napoli: un manifestante con un cartello su cui è raffigurato il ministro all'Istruzione Gelmini

ROMA
Resta alta la tensione tra precari della scuola e governo. Mentre il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini - dopo l'affondo di giovedì - ieri ha assicurato che «l'attenzione del governo è alta» e che si sta tentando di «dare una risposta ai precari per poter iniziare l'anno scolastico nel migliore dei modi», le proteste contro i tagli non si fermano.
All'indomani della conferenza stampa in cui il ministro ha definito immotivata la mobilitazione, il giornale dei vescovi «Avvenire» ha lanciato un duro monito. Nell'anno scolastico che sta per cominciare, ha scritto il quotidiano della Cei, «non si guardi ad altri interessi» che non siano «quelli dei ragazzi, non si sfrutti il loro nome per richieste e pretese, per quanto comprensibili. Non si faccia carriera sulla loro pelle». Il che vale - ha aggiunto il giornale della Cei - «per il Ministro e per ogni adulto che ha una funzione nella scuola». «La signora ministro - si legge - ha affrontato con controversa volontà riformatrice sia l'Università che la scuola. Una partita personale e politica su cui sta scommettendo molto». Ma il giudizio della Cei resta sospeso. Nonostante gli sforzi, infatti, «anche quest'anno il panorama dell'avvio» del nuovo anno scolastico sembra «confuso e pieno di ombre».
«Trattare male la scuola - avverte Avvenire - è il reato più grave oggi in Italia, oltre che un peccato ignominioso». L'articolo ha suscitato numerose proteste che hanno spinto l'autore Davide Rondoni a gettare acqua sul fuoco: «Il mio editoriale non era rivolto contro il ministro o contro qualcuno tra i tanti adulti impegnati nella scuola - ha precisato -, era piuttosto un invito rivolto a tutti, ai politici, come agli insegnanti, stabili o precari che siano, e anche ai sindacalisti a tenere bene a mente qual è lo scopo della scuola: i nostri figli».
E se i precari di Palermo hanno deciso di interrompere lo sciopero della fame iniziato il 17 agosto scorso, i precari milanesi - arrivati al terzo giorno di sciopero della fame - decideranno oggi cosa fare. I due precari della scuola in sciopero della fame e in presidio davanti a Montecitorio hanno intanto deciso di interrompere il digiuno, ma un presidio resterà davanti alla Camera almeno fino all'8 settembre quando i precari hanno convocato un'assemblea. «Non ci muoveremo da qui», hanno giurato infine i circa 40 precari che hanno trascorso la notte in tenda davanti alla sede della direzione scolastica regionale della Campania, a Napoli. In Friuli una maestra in sciopero della fame si è sentita male, ma ha promesso di continuare.
Intato il «Comitato insegnanti precari», una delle associazioni storiche dei docenti non di ruolo, è convinto che «il dramma del precariato sia solo la punta di un iceberg. Sotto la guglia c'è una scuola pubblica oramai alla deriva». Per questo i doccenti colgono l'occasione e richiedono «per l'ennesima volta un confronto» reale «con il ministro convinti che solo il dialogo sereno ed il confronto costruttivo possano dare un contributo positivo».
Per un governo che ha fatto «della meritocrazia il suo baluardo non è tollerabile che sia negata la valorizzazione del lavoro a dei cittadini che sono invecchiati lavorando nella scuola acquisendo giorno per giorno professionalità e competenza».