Gelmini: «Troppi prof e bidelli»

SCUOLA. Il ministro spiega di aver «tagliato solo gli sprechi» per pagare gli scatti di anzianità
E ribadisce che «abbiamo docenti pagati pochissimo e scuole sporche» L'Idv: «Mente e lo sa bene»
14/03/2011
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Il ministro Maria Stella Gelmini

ROMA
Gli insegnanti sono troppi rispetto al bisogno in Italia: lo ha detto il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini a «Che tempo che fa», ed è per questo che «sono pagati pochissimo». La Gelmini ha ricordato che chi insegna in una scuola superiore, con 15 anni di anzianità, prende circa 20mila euro in meno di un collega tedesco. «Dobbiamo pagarli adeguatamente», ha detto, «ma se cresce il numero all'infinito sono proletarizzati».
Il ministro ha difeso i tagli alla scuola, che «sono stati fatti sugli sprechi» e ha detto di non aver «licenziato alcuno». E proprio i tagli, ha spiegato, hanno permesso di liberare fondi serviti per pagare gli scatti di anzianità. E in proposito cita l'esempio dei bidelli: tra i problemi della scuola, c'è anche il fatto che, nelle scuole italiane, ci sono circa 200mila bidelli ma si spendono 600 milioni per le imprese di pulizie. «Ci sono più bidelli che carabinieri», ha detto, «per avere le scuole sporche».
Quanto alla manifestazione in difesa della Costituzione e della scuola pubblica, è «legittima ma su un presupposto sbagliato», secondo il ministro, che ha infatti ribadito che «da questo governo non c'è stato nessun attacco alla scuola pubblica». E una stoccata ai manifestanti: «Molti di quelli che sono scesi in piazza in difesa della scuola pubblica, mandano i figli alla scuola privata. Lo trovo un po' incongruente». «Credo che separare la scuola statale e la scuola paritaria», ha continuato la Gelmini», sia un errore. Dovrebbero tutti concorrere per migliorare la scuola, sia che si tratti di statale o di paritaria». E ha spiegato che Silvio Berlusconi aveva parlato proprio del «principio sacrosanto della libertà di scelta educativa, che è nella Costituzione».
«La Gelmini mente sapendo di mentire» commenta Antonio Borghesi dell'Idv. «Il governo Berlusconi ha prosciugato la scuola pubblica togliendo un futuro alle nuove generazioni. I tagli sono sotto gli occhi di tutti. Le scuole cadono a pezzi e tanti precari sono rimasti a casa».