Errori da evitare chance da usare
L'emergenza lavoro e la riforma in cantiere
C'è un errore da evitare e un'occasione da cogliere sul tavolo dove si discute la riforma del mercato del lavoro. Il pericolo, per tutti i protagonisti in campo, a cominciare dal ministro del Welfare, Elsa Fornero, è di ridurre l'intero confronto su un unico tema: quello dell'articolo 18. Da questo punto di vista, la battuta di Monti sulla monotonia del posto fisso non ha certo contribuito a rasserenare gli animi. L'occasione da cogliere, invece, è sulla fiducia sulla quale può oggi contare il governo tecnico di Monti che è riuscito, in due mesi, a dimostrare ai mercati che l'Italia vuole davvero imboccare la via delle riforme strutturali. Uno scenario del tutto diverso rispetto a quello di dieci anni, quando la crociata contro l'articolo 18, lanciata dall'allora presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, si infranse contro i veti del coriaceo Sergio Cofferati, leader della Cgil. All'epoca, però, nessuno poteva neanche lontanamente prevedere quello che è accaduto negli ultimi sette mesi, con l'Italia travolta dalla grande speculazione finanziaria e arrivata quasi ad un passo dal default. Uno scenario che, nella sua drammaticità, ha reso possibili anche riforme (come quella della previdenza) che fino a pochi mesi fa sembravano impossibili. L'occasione da cogliere, per il governo Monti, è tutta qui: se il Paese deve fare sacrifici, se tutti devono stringere la cinghia, non ci possono essere eccezioni. E, soprattutto, nessuno può imporre vecchi o nuovi tabù. Un ragionamento che ha spinto il ministro Fornero a lanciare un messaggio esplicito ai sindacati: «Sull'articolo 18 andremo avanti con o senza il dialogo». Ma, nello stesso tempo, ha costretto tutti gli attori in campo, dalla Confindustria a Cgil, Cisl e Uil, ad abbandonare posizioni pregiudiziali e affrontare il tema in maniera molto più laica rispetto al passato. Non a caso, la trattativa prosegue (nella foto, l'incontro governo-parti sociali) e il governo conferma di voler chiudere il cantiere della riforma entro marzo. Ma, se le premesse sono positive, la strada per arrivare ad un accordo è tutt'altro che semplice. I nodi sul tappeto sono molti e, giustamente, l'attenzione si concentra su quelli della flessibilità in uscita e dell'articolo 18, con l'obbligo per le imprese di reintegrare i dipendenti licenziati senza giusta causa. Un tema decisamente ostico per i sindacati che devono fare i conti con centinaia di aziende in crisi e una valanga di esuberi già dichiarati. Ma è proprio per questo che l'argomento della flessibilità in uscita deve essere affrontato nel suo insieme, mettendo sul tavolo non solo regole meno rigide per le imprese costrette a licenziare ma anche maggiori tutele per i lavoratori che perdono il posto e che sono costretti a trovare nuove occasioni in un mercato asfittico. Insomma, più flessibilità e maggiori tutele sono due aspetti che devono marciare di pari passo, cercando nello stesso tempo di sminare il terreno da tutta quella pletora di forme contrattuali che oggi hanno consentito alle imprese di aggirare l'articolo 18 a costo di consegnare ai giovani un futuro da eterni precari. Insomma, la riforma del mercato del lavoro, così come quella della previdenza, dovrebbe anche essere il momento per siglare un nuovo patto fra le generazioni, evitando di creare nuovi squilibri. La strada a disposizione è sicuramente stretta. Ma il governo sa bene che su questa riforma si gioca una parte della sua credibilità all'esterno e una buona dose del suo cammino nei prossimi mesi. Perché un fatto è certo: il cammino delle riforme deve continuare. Sarebbe un grave errore per tutti abbassare la guardia ora che sui mercati il titolo Italia sta ricominciando a guadagnare un po' di fiducia.COPYRIGH
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