Russia, l'opposizione fa tremare «Zar» Putin

DISSENSO. In piazza partiti di diverso orientamento. Il premier risponde con i cortei di regime
Centinaia di migliaia sfidano il freddo a Mosca e in altre città per protestare contro il governo e i brogli elettorali. «Sei un ladro e un truffatore»
05/02/2012
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Corteo anti-Putin con lo slogan: «Lascia la nave. Salterai in alto»

MOSCA È duello di manifestazioni a Mosca, pro e contro Putin. Con l'inevitabile guerra di cifre. Nel giorno di apertura della campagna elettorale per le presidenziali del 4 marzo, con Putin super favorito, la terza grande protesta contro il premier e i brogli elettorali riempie pacificamente piazza Bolotnaia dopo un corteo di 1,5 km, sfidando una temperatura polare di meno 18. Sono 91 i cortei anti-regime in 63 regioni, con 230 mila partecipanti in tutto. Oltre 120 mila i manifestanti a Mosca, dicono gli organizzatori, la cui stima pare eccessiva. Come riduttiva sembra quella della polizia, che fissa a 36 mila le presenze ma fa schizzare esageratamente a 138 mila il numero dei dimostranti a favore di Putin, radunatisi al parco della Vittoria a sostegno dell'uomo forte del Paese e contro le «rivoluzioni colorate» filo occidentali. Partecipazioni prezzolate o imposte con la minaccia, hanno denunciato alcuni funzionari pubblici, insegnanti e dipendenti di ospedali. Molti sono arrivati a bordo dei bus delle società pubbliche dell'acqua e delle poste. L'obiettivo, al di là delle polemiche, è stato ottenuto: le tv mostrano entrambe le manifestazioni ed evidenziano la diversità dei numeri a favore di Putin, che da Celiabinsk si dice pronto a pagare la multa perchè i suoi supporter hanno superato il numero autorizzato di 15 mila. Al consenso di regime fa da contraltare il lungo e spontaneo serpentone di oppositori che si riversa sulla Balotnaia, di certo oltre 50 mila. Per la prima volta sfilano in blocchi: prima la società civile, poi i liberali, quindi i nazionalisti e infine la sinistra, tutti con le loro bandiere ma tutti con il nastro della protesta e migliaia di palloncini bianchi. In testa il tricolore russo e uno striscione con lo slogan «Russia senza Putin», vero obiettivo della contestazione. Lo si capisce dalle parole d'ordine e dagli interventi degli oratori. Il gesto più simbolico dal palco lo fa Serghiei Udaltsov, leader del Fronte di sinistra: «a chi assomiglia questo?», ha chiesto ai manifestanti mostrando un poster di Putin. «A un ladro e a un truffatore», ha risposto facendolo a pezzi. «Non un solo voto a Putin», esorta Ievghenia Cirikova, paladina del bosco di Khimki. L'anchorman Leonid Parfionov attacca la «casta altera» e chi si impadronisce dello Stato: «se qualcuno ha deciso di dire 'lo Stato sono io', allora chiamiamolo Luigi XIV». Gli fa eco Ghennadi Gudkov, del partito Russia Giusta: «non possiamo restare una monarchia del XXI secolo, non possiamo vivere di gas e petrolio e non avere soldi per case, scuole e ospedali». Il movimento promette di tornare in piazza sino a quando Putin non se ne andrà. «È l'inizio di una storia meravigliosa», assicura la scrittrice Liudmila Ulitskaia. La prossima manifestazione è in programma il 26 febbraio.