Bossi chiude a Silvio e frena Tosi «Formigoni, per ora si va avanti»
LA POLITICA. Il senatur all'attacco dell'ex alleato e del primo cittadino scaligero che era stato appoggiato da Maroni«Berlusconi si ritira? Il problema è risolto. A Verona no ad una lista del sindaco». Avanti senza il Pdl: «Ma in Regione i risultati ci sono»
ROMA Dopo averlo attaccato definendolo «mezza cartuccia» Bossi sferra un altro colpo, ancora più violento nei toni e nei contenuti, al suo ormai ex alleato. «Se Berlusconi si ritira il problema è risolto». Il Senatur non manca occasione per certificare la definitiva spaccatura con il Pdl, anzi tende a marcare la distanza ogni volta che l'ex premier assicura il pieno sostegno al governo Monti. Non ci sono più neanche le affettuosità passate ma solo guerra aperta. Del Cavaliere Bossi continua a dare i giudizi peggiori e dopo la dichiarazione dell'ex presidente del Consiglio al Financial Times a non candidarsi premier nel 2013, va giù duro, stavolta archiviandolo come leader, invitandolo a farsi definitivamente da parte, a lasciare che sia la Lega a diventare il partito di maggioranza assoluto del Nord: «Il nostro obiettivo è sempre stato questo ma finora non era possibile». Nonostante non chiuda la porte al segretario nazionale Angelino Alfano («Vediamo cosa proporrà») e ad un Pdl che appare sfilacciato, lo sfogo del leader leghista, nel giorno della riunione del Governo Padano, a Villa Favorita, a Sarego, è una ulteriore strigliata al Carroccio, sul quale ammette tensioni interne («ci sono sempre in un partito politico») ma nessuna rottura: «Anche noi dovremo renderci conto della necessità di trovare un'altra strada». Spaccatura? «Nessuna e non ci sarà, abbiamo sempre evitato da Miglio in poi le correnti, perché ci farebbero diventare un partito come gli altri». Da qui la voglia di non ammettere fronde, deviazioni ed evidenti rotture. E proprio sulla lista civica personale del sindaco Tosi, che da giorni infiamma i corridoi del partito, il Senatur ha spento ogni incertezza: «Non può farlo, danneggerebbe la Lega». Su questo punto è intervenuto anche Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega: «Non sono consentite liste personali, sono vietate. La delibera del Consiglio federale ha sancito il divieto alle liste con il nome del sindaco». Compattezza dunque è il mantra che si tenta di diffondere e di perseguire. E quella che Bossi ha tracciato ieri è l'ordine di un cammino leghista in solitaria senza l'appoggio Pdl a partire dalla corsa per le amministrative della prossima primavera in tutta la Lombardia. LA CONFERMA la dà l'ex ministro Roberto Maroni che non fa marcia indietro nemmeno di fronte al fatto che il Pdl ha votato con la proposta della Lega sulla responsabilità civile dei giudici. «Hanno votato la nostra proposta con un recupero della saggezza politica dei vecchi tempi, quella dell'onorevole Pini è una proposta giusta che mi auguro venga confermata anche al Senato». Ma sulla Giunta Formigoni, l'ex ministro è possibilista («Nel 2010 abbiamo corso con il PdL e quell'impegno lo manteniamo») mentre a chiudere le porte è il vicesegretario della Lega, Matteo Salvini. «Se il Cavaliere non stacca la spina a questo governo trarremo le nostre conclusioni». Non subito, però, perchè è lo stesso Bossi a chiarire a chi gli chiede se andrà avanti con l'alleanza con Roberto Formigoni: «Per adesso sì, mi pare che un po' di risultati ci siano...»
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