Legge elettorale, il Pdl: «Pronti al confronto»

LA PARTITA. Berlusconi garantisce tempo al presidente del Consiglio. Lega Nord in allarme
Parte il dialogo con i democratici, La Russa annuncia gli incontri Da Bersani messaggio a Monti: sostegno, ma niente prese in giro
06/02/2012
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Il segretario del Pd Bersani e il presidente del Consiglio Mario Monti

ROMA Da domami si alza il sipario sulle riforme. Ci prova il Pdl, come ha annunciato Ignazio La Russa, che apre il confronto con tutte le forze parlamentari sulla riforma della legge elettorale e delle istituzioni. Il Pd, fanno sapere fonti interne, è pronto al dialogo e prepara un suo giro d'orizzonte. Il treno delle riforme, per anni fermo in stazione, è pronto a partire ma deve adesso trovare il suo binario di marcia e questo sarà il primo punto di discussione. L'iniziativa è una prima risposta alle ripetute sollecitazioni venute negli ultimi mesi da Giorgio Napolitano affinchè i partiti affianchino l'azione dell'esecutivo in campo economico e sociale attraverso un processo «indispensabile» di autoriforma della politica. Il confronto sulla legge elettorale si apre però mentre il segretario del Pd Pier Luigi Bersani insiste nel manifestare il disagio dei democratici per alcuni significativi eventi che hanno caratterizzato l'azione del governo.A provocare l'irritazione è stata l'approvazione di una serie di provvedimenti con la vecchia maggioranza Pdl-Lega, dalla responsabilità civile dei giudici, al «colpo di mano sulla RaiA» agli emendamenti al Senato sulle liberalizzazioni. Ma la colpa non è solo del Pdl, secondo Bersani, perché il governo finisce per assecondarlo: «Ogni tanto vedo che il governo subisce qualche provocazione, perché credo che anche gli episodi recenti di questi voti mi sembrano provocazioni, quindi qualche problemino c'è, inutile negarlo. C'è una ex maggioranza evidentemente nervosa», dice il segretario del Pd, «che deve dimostrare che alla fine le cose non sono cambiate, quando si parla di Rai, di giudici, di liberalizzazioni. Tuttavia, sono sicuro che il governo arriverà fino al 2013». Il leader del Pd conferma il sostegno a Monti: «Siamo leali, ma con ci lasciamo prendere il giro, ci si dia una regolata», avverte, alla vigilia di un confronto che sarà assai spinoso per il Pd, sull'articolo 18. LA PARTITA DI BERLUSCONI. Se per il Pd, comunque, l'esecutivo arriverà fino al 2013, su questo Silvio Berlusconi sembra perfettamente d'accordo. L'ex premier, in un'intervista sostiene infatti che il governo deve durare fino al termine della legislatura. C'è bisogno di tempo per riformare la legge elettorale, magari alzando la soglia di sbarramento: «Il voto degli italiani si disperde in una miriade di partiti e partitini: la sinistra radicale di Vendola, i Grillini, Di Pietro, i radicali, Fini, l'Udc di Casini, la Lega...». Il Cavaliere spiega quindi il suo piano per i prossimi mesi confermando, così come aveva detto al Financial Times, di non essere intenzionato a ricandidarsi: «Tornare a Palazzo Chigi con l'attuale architettura istituzionale sarebbe inutile». Il passo indietro, insomma, è sicuro, in favore di Angelino Alfano, «un giovane bravissimo». Questo però non vuol dire che abbandonerà la politica. Ma la novità è che si affaccia nel progetto di Berlusconi l'ipotesi di una riforma elettorale insieme al Pd, un compromesso con il partito di Bersani, che potrebbe servire anche a tagliare le unghie alla Lega sempre più lontana dal Pdl negli ultimi tempi. «Il Pdl vuole che il Parlamento prenda l'iniziativa ma dobbiamo tutti partire con umiltà e senza presunzioni», ha poi annunciato ieri La Russa, auspicando un «confronto costruttivo»: «Martedì avvieremo un giro di consultazioni con gli altri partiti per valutare come lavorare sulle riforme istituzionali e sulla modifica della legge elettorale». I primi incontri il Pdl li terrà con la Lega e il Pd già domani: «Si deve partire senza preclusioni di modelli, ma cominciare a circoscrivere una area di condivisione. Siamo aperti a tutte le opzioni e senza un progetto predefinito». L'Idv sente puzzo di bruciato e i capigruppo Belisario e Donadi avvertono: guai a truffare gli elettori e a rovesciare le richieste di chi voleva il referendum. La Lega è in allarme. Appena sabato sera, quasi presago dell'accelerazione, Calderoli aveva ammonito gli alleati, quindi lo stesso Berlusconi: «Siamo stati a manifestare in piazza Castello e in piazza Duomo,Se toccano la legge elettorale per far fuori la Lega, vorrei ricordare loro che c'è anche Piazzale Loreto. Quindi patti chiari e amicizia lunga».