Nuovo fisco, si apre il cantiere «Meno tasse per gli onesti»
«FASE DUE». Ma per il testo che lega i maggiori introiti al calo delle imposte ci vorranno settimaneAl via un primo pacchetto Liberalizzazioni, polemiche sulle banche popolari, Lega Nord sulle barricate
ROMA Miniritocchi all'Imu, per rendere unica la detrazione per il nucleo familiare, ma probabilmente non le norme per far pagare l'imposta ai beni della Chiesa. Novità per le rateizzazioni e i pignoramenti di Equitalia. Comunicazione al fisco di tutte le operazioni tra titolari di partite Iva superiori ai 3.000 euro. Il governo parte dalla semplificazione fiscale. Venerdì al Consiglio dei ministri è atteso il varo di «un primo pacchetto», ha detto Monti. Si parte - sostiene - dal rendere «la vita più semplice ai contribuenti onesti». Poi si punterà «a far affluire ai contribuenti onesti in forma di minore aggravio fiscale, man mano che sarà possibile, il gettito della lotta accresciuta contro l'evasione». La delega fiscale, con la quale si legherà il gettito della lotta all'evasione al calo dell'Irpef , non arriverebbe venerdì, ma in qualche mese. La riduzione dell'aliquota Irpef più bassa al 20% richiede circa 15 miliardi; più probabile che si ampli il primo scaglione di reddito. A questo dovrebbe accompagnarsi una ridefinizione di deduzioni e detrazioni Irpef. La riorganizzazione potrebbe dare le risorse per evitare l'aumento dell'Iva, dal 21 al 23%, previsto a ottobre. C'è poi la riforma degli estimi, che si baseranno sui metri quadrati, ma qui il saldo è zero. Subito arriveranno invece le norme di semplificazione: la prima rata del 16 giugno si pagherà considerando le aliquote base (4 per mille per la prima casa e il 7,6 per mille per gli altri immobili) e versando la metà dell'importo annuale. I Comuni potranno decidere di modificare le aliquote fino a fine giugno ei cittadini ne terranno conto nel saldo di dicembre. La detrazione familiare prevista (200 euro più 50 euro per ogni figlio) varrà una sola volta per nucleo. Nel caso di pignoramento l'imprenditore sarà nominato custode dei beni pignorati, così che ci sia continuità produttiva (e si possa pagare il debito col fisco). Il decreto non conterrà una quantificazione degli incassi, ma certo ci sono norme di lotta all'evasione, tra cui quella secondo la quale chi non stacca scontrini o non risponde ai questionari sugli studi di settore entra nella lista dei contribuenti «a rischio» e viene controllato ogni anno. Sul fronte liberalizzazioni, Monti dice di volerle difendere «con i denti». Il decreto torna oggi al voto in Senato, in commissione industria. Il timore è che il Parlamento - a cui però, secondo l'ordinamento di questo Stato, spetta ancora quel potere legislativo di cui nessun governo, tecnico o politico, è titolare - possa incidere troppo sul testo. A Palazzo Madama, in una lunga riunione si è fatto il punto sulle proposte di modifica ammissibili (circa 1.400). Oggi si riparte a ritmo serrato con ipotesi anche di riunioni notturne. Tra le modifiche proposte, ieri ha tenuto banco quella sulle Banche popolari. Al centro delle polemiche un emendamento Pdl contro cui arriva già il no di Lega e Udc. Per Buttiglione, l'emendamento «abolisce le banche popolari quotate in Borsa». Protestano anche la senatrice Poli Bortone di Grande Sud, e Assopopolari. Secondo il presidente dell'associazione Carlo Fratta Pasini, gli emendamenti «colpiscono e penalizzano le Banche popolari cooperative italiane, snaturando la loro disciplina». E un appello accorato arriva dalle parafarmacie: «Il governo non può lasciarci morire».
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