Monti: «Riforma entro marzo, con o senza le parti sociali»
DIRITTI. Il presidente del Consiglio: porteremo al Parlamento un provvedimento prima che sia finito il mese prossimoLavoro, il governo tirerà diritto Nuovo vertice al ministero: no di sindacati e Confindustria al cambio degli ammortizzatori
ROMA Il governo tira diritto sull'obiettivo di chiudere entro un mese la riforma del mercato del lavoro, con o senza il consenso. «Siamo molto fiduciosi», dice Monti, che «entro la fine di marzo presenteremo al Parlamento un provvedimento con l'accordo delle parti sociali. Lo presenteremo comunque, speriamo con l'accordo delle parti sociali». La presidentessa della Confindustria Emma Marcegaglia dice: «È giusto sentire le parti, dopodiché non ho nulla in contrario che a un certo punto il governo vada avanti e presenti la riforma». La trattativa resta difficile, la strada in salita: l'articolo 18 presto riaccenderà gli animi (la «flessibilità» in uscita sarà sul tavolo dell'incontro del 1° marzo); ed è battaglia sugli ammortizzatori sociali: sull'ipotesi di revisione dell'attuale cassa integrazione straordinaria, del «superamento» della cassa in deroga e della nascita di un'indennità di disoccupazione involontaria, un sussidio unico. «Noi vogliamo fare l'accordo, spero lo voglia fare anche il governo», replica il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, secondo cui il refrain di Monti «può valere mediaticamente un giorno, ma il terzo giorno comincia a puzzare». Il numero uno della Cgil Susanna Camusso dice che se il governo ha intenzione di disfare il mercato del lavoro, di non metterci risorse e di togliere l'articolo 18, è «difficile» fare l'accordo. Le parti ieri si sono ritrovate al ministero del Lavoro, per una nuova riunione sugli ammortizzatori sociali (capitolo che sarà approfondito il 23): questa riforma non potrà partire «prima dell'autunno 2013», dice la Fornero alle nove sigle delle associazioni sindacali e datoriali. Ma le parti sociali fanno muro: sui tempi, sulle risorse e sugli strumenti, di cui - sottolineano - non sono stati precisati né la copertura né la durata. La riforma si farà «con i soldi che abbiamo», dice la Fornero, proponendo un sistema basato essenzialmente sul riordino della cassa integrazione, con un uso limitato nel tempo e legato al probabile rientro del lavoratore in azienda e sull'assicurazione contro la disoccupazione involontaria, con un'unica indennità. Ma sindacati e imprese contestano innanzitutto i tempi dell'entrata in vigore della riforma prospettati dalla Fornero, ossia tra 18 mesi: «Per almeno due anni è importante mantenere gli ammortizzatori che ci sono. Cambiarli in un momento così difficile rischia di creare danni ai lavoratori», sintetizza la Marcegaglia. Bonanni chiede al governo di essere chiaro: «Vuole una riforma o una controriforma?». La riforma degli ammortizzatori funzionerà, dice il segretario Uil Angeletti, «se si risolve il problema delle risorse». Per il segretario Ugl Centrella, c'è il rischio che il governo «peggiori» il sistema. Poi ci sono gli incentivi all'assunzione: la Fornero dice di voler rendere più conveniente la stabilizzazione dei lavoratori a tempo indeterminato. Ma le imprese dicono no a un aumento della burocrazia e dei costi per la «flessibilità» in entrata.
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