Idro, paleofrana e livelli del lago
Egregio direttore, chiedo ospitalità in questo spazio per replicare a quanto ho letto nell'articolo "Paleofrana e terza galleriaEgregio direttore, chiedo ospitalità in questo spazio per replicare a quanto ho letto nell'articolo "Paleofrana e terza galleria: la Regione stringe i tempi" del 13 agosto. Ho avuto modo di incontrare il dott. Corsini ad una riunione decadale due mesi fa ed ho apprezzato la sua disponibilità ad approfondire la questione, quindi vorrei contribuire riprendendo qui alcuni aspetti della complessa faccenda citati nell'articolo.
Cito testuale: "la popolazione locale deve capire che Milano si è interessato al lago d'Idro dal momento in cui è diventato un caso da protezione civile".
Vorrei provare a spiegare l'origine della profonda diffidenza locale verso questo concetto: il "caso da protezione civile" di cui si parla origina da una paleofrana la cui conoscenza tecnica risale ad almeno un secolo fa (quella popolare è ancor più antica), ovvero quando sono state costruite proprio ai suoi piedi le attuali paratoie. Il caso ha voluto che quando la vecchia "galleria degli agricoltori", costruita perforando materiale gessoso, e che sbuca proprio davanti alla paleofrana, mostrò evidenti irreparabili cedimenti, i monitoraggi sulla paleofrana si intensificarono fino a farla dichiarare un pericolo incombente. Passi la coincidenza
andiamo avanti.
Esperti tecnici nominati dal Comune di Idro (amministrazione Sindaco Salvaterra) hanno studiato la paleofrana e hanno proposto di metterla in sicurezza attraverso pozzi o cunicoli drenanti (che è poi il metodo che si adotta in tutto il mondo per la messa in sicurezza delle frane), curando così "il male alla radice", salvaguardando in questo modo non solo il rischio alluvioni, ma anche il rischio sicurezza per la viabilità (ai piedi della paleofrana passa la strada statale per Campiglio) e con un costo di 5 milioni di euro. I tecnici scelti dalla Regione hanno invece indicato la soluzione migliore nella costruzione di una "terza galleria" (di cui già si parlava da tempo come sostitutiva della "galleria degli agricoltori" avendo essa i problemi di cui sopra) la quale per noi locali non rappresenta la soluzione migliore in quanto non mette affatto in sicurezza la viabilità. Ma non era un caso di protezione civile? Ma non si fa - dice il dott. Corsini - "in nome della sicurezza degli abitanti della zona"?
Parliamo ora di costi. Il costo delle nuove opere è già lievitato da circa 31 a circa 48 milioni, 15,4 milioni in più a carico della Regione Lombardia (i primi 31 li ha stanziati il Cipe) peraltro trovati in un batter d'occhio il mese scorso. Ciò perché ci si è solo successivamente accorti che il materiale attraversato da circa metà galleria è gessoso, tale e quale quello attraversato dalla galleria degli agricoltori, da qui il rincaro per rinforzare le pareti del tunnel affinché regga.
Insomma, per aggirare - non risolvere - il pericolo da paleofrana noi locali "scontenti" (così ci definisce il dott. Corsini) ci ritroveremmo a convivere con ben due gallerie pressappoco parallele, una che ha già subito due crolli (e altri potranno essercene perché lì rimane) e un'altra che non si può escludere che prima o poi la seguirà. E in più la paleofrana rimane intonsa, e nessuno, oggi neppure il dott. Corsini, si è mai preoccupato seriamente del fatto che se e quando franerà chiunque passerà in quel momento sulla statale se ne volerà in cielo, e da lassù avrà tempo per pensare a quei bravi tecnici, alla Regione Lombardia e a quei 48 milioni di euro (finora) spesi per la "protezione civile" (civile sta per "cittadino"), e al fatto che con una spesa ben 10 volte inferiore sarebbe potuto/a rimanere ancora un po' nel mondo dei vivi.
L'articolo cita in chiusura il discorso livelli. I sette metri di escursione furono imposti per decreto militare nel 1917, in tempo di Prima Guerra Mondiale, durarono fino al 1987 e furono per il lago d'Idro una sciagura. Ora siamo in sperimentazione da 23 anni. L'Autorità di Bacino prima e Regione Lombardia poi hanno portato avanti l'escursione sperimentale di 3,25 metri e ne hanno fatto il perno della gestione idrica del bacino del Chiese. Nel corso degli anni tra la popolazione lacustre è andata sempre più crescendo la consapevolezza della necessità di tutelare il proprio ambiente, fino ad arrivare all'Accordo Prefettizio del maggio 2007 che stigmatizza la richiesta locale di una escursione di 1,30 m, in linea con le escursioni degli altri laghi glaciali profondi subalpini regolati.
Nonostante ciò Regione Lombardia ha scelto di continuare sulla strada del 3,25 consentendo al Trentino di portare avanti un discorso prettamente aziendale delle acque sorgive e scaricando le esigenze irrigue sul solo lago d'Idro, penalizzandolo oltre il tollerabile. A monte si vende energia idroelettrica quando più conviene, a valle si irriga il mais; tanto in mezzo c'è il lago d'Idro che paga pegno per tutti.
Mi fermo qui. So che il dott. Corsini è nuovo a questo incarico. Saremo senz'altro lieti di aver modo di esprimere anche a lui - se lo riterrà opportuno - le nostre perplessità e le nostre osservazioni, come egli dice la nostra "scontentezza", in una sede più ampia.
Elena Bini
VICEPRESIDENTE ADT - LAGO D'IDRO E VALLE SABBIA
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