Diciotto cuochi diventano «discepoli di Escoffier»
Cerimonia di consegna del riconoscimento internazionale l'altra sera al ristorante Gambero
L'altra sera, al Gambero di Salò, 18 cuochi sono diventati i «Discepoli di Escoffier», il cuoco francese della belle Epoque, codificatore della Grande cucina internazionale. I loro nomi: Luca Barbieri, direttore del Laboratorio Farecucina di Bedizzole, Marco Berardinelli di Tignale, Valter Ceccato, del ristorante dell'autoparco di Brescia Est, Daniele Forbis dell'Alto Palato di Rezzato, Roberto Folcia (Monte Baldo di Limone), Massimo Fraboni (Taverna di Gardone Riviera), Luigi Giudici (L'alzavola di Iseo), Silvio Goffi di Chiari, Nicola Maioli, ex insegnante dell'istituto alberghiero, Italo Maranta (Nuovo Rustichello di Gussago), Franco Marinelli (Maso Molin a Caldes, in provincia di Trento), Enrico Morandi (Scaiola di Nuvolera), Amedeo Panni (Fior di Loto di Puegnago), Bruno Piovanelli (villa Fenaroli a Rezzato), Mileto Plebani (Monastero di Soiano), Guglielmo Romano (CTS di San Felice), Piergiovanni Vivenzi di Salò, Agostino Boillas (Quinson di Morgex, in valle d'Aosta).
Alla cerimonia di investitura, promossa da Onelio Lippi Proietti, fiduciario della Lombardia, hanno partecipato il francese Lucien Mongeli, Francesco Ammirati, presidente italiano della associazione, Antonio Torcasso, segretario generale, e Bruno Scarato. Premiato ad honoris Fabio Tabarelli, chef del Gambero.
George Auguste Escoffier, nato nel 1846, cominciò a lavorare come apprendista nella trattoria di uno zio a Nizza.
Durante la guerra franco-prussiana divenne il cuoco del generale Mac Mahon. Poi andò al Petit Moulin Rouge di Parigi, collaborò con Cesar Ritz, fondatore della catena internazionale di alberghi di lusso, proseguì al Savoy e al Carlton di Londra. Scrisse numerosi libri, sostenendo che l'arte culinaria doveva essere praticata con semplicità, valorizzando il sapore e il nutrimento dei cibi. SE.ZA.
