Frane, la mappa del dissesto

TERRITORIO. Il rapporto Ecosistema a rischio 2009 di Legambiente e Protezione civile «spiega» gli ultimi avvenimenti
Il Bresciano è terzo in Lombardia per numero di comuni in pericolo e la causa è sempre la medesima: una urbanizzazione selvaggia
28/12/2009
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Uno dei versanti franati nelle ultime ore in Valcamonica

Tanti piccoli disastri annunciati. Si potrebbero definire così le frane e gli smottamenti che hanno colpito negli ultimi giorni diverse località del Bresciano, in primo luogo le valli. Una definizione «confortata» dai contenuti dell'edizione 2009 del rapporto «Ecosistema a rischio» tracciato da Legambiente e Protezione civile, secondo il quale la nostra provincia è terza in Lombardia per il numero dei comuni collocati in zone a rischio (sono 183, il 67% del totale, contro il 99% della provincia di Sondrio e il 75% della Bergamasca).
La causa principale di questa situazione viene individuata dal rapporto nella scriteriata urbanizzazione avvenuta in passato a ridosso di montagne friabili, di pendii soggetti a smottamenti, di fiumi che possono gonfiarsi moltissimo. E purtroppo la ricetta per migliorare questa situazione non è certo semplice: l'unica soluzione è delocalizzare case e aziende realizzate in aree pericolose. Ricostruendo altrove, insomma. Usando magari quei fondi pubblici che adesso, a ogni crollo o alluvione, vengono spesi per risarcire le vittime delle sciagure annunciate.
Entrando nel dettaglio provinciale, per «Ecosistema a rischio 2009» in cima alla lista dei territori sotto osservazione ci sono la media e l'alta Valcamonica. Prima del lago d'Iseo, il corso dell'Oglio scorre in un fondovalle densamente urbanizzato con la quasi totalità dei comuni esposti ad allagamenti e smottamenti (Malonno, Berzo Demo e Sellero, tra Capodiponte e Ceto, tra Braone Niardo e Breno e fra Cividate Camuno, Piancogno, Esine e Darfo). E frane e valanghe sono l'incubo per Pontedilegno, Temù e Borno.
Da bollino rosso anche le altre valli: Lumezzane (nel tratto bagnato dal Gobbia, a Faidana), Nave e Caino, e poi Nuvolento, Nuvolera, Gavardo, Vestone e Vobarno in Valsabbia. Sorvegliati speciali anche Rezzato e Mazzano (nell'Hinterland) e Palazzolo e Pontoglio nell'Ovest (alle prese con le possibili esondazioni dell'Oglio).
Secondo Legambiente il fiume Chiese è meno soggetto a piene torrentizie essendo emissario del lago d'Idro. E Bedizzole non figura nell'elenco dei comuni più esposti, anche se è finito sott'acqua.
Dario Balotta, responsabile di Legambiente del Basso Sebino, ha idee precise: «Molte municipalità hanno abitazioni in aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana - spiega -, in alcuni casi interi quartieri sono costruiti in aree pericolose; insieme magari a fabbricati industriali. I dati del nostro rapporto dimostrano che abbiamo un territorio fragile per colpa di un uso sbagliato dello stesso; di uno sviluppo urbanistico poco rispettosi delle regole e dei limiti connessi all'assetto idrogeologico».
Per fortuna, invece, funziona il capitolo soccorsi: i punti di forza della nostra provincia sono la capillare presenza di volontari della Protezione civile (quattromila persone per 130 gruppi) e le attività di prevenzione e informazione dei comuni (il 90% ha un piano d'emergenza). Ecco spiegato perchè Sonico, nell'ultimo report di Legambiente si è aggiudicato il giudizio «buono» nella classifica dei rischi idrogeologici. Un voto motivato dalla massiccia attività di prevenzione; anche se sono molte le case e aziende realizzate in posti pericolosi.
«In questi giorni i comuni stanno redigendo i Piani casa - conclude Balotta -, e c'è da augurarsi che impongano forti limiti e individuino ampie aree non edificabili in quanto a rischio idrogeologico, oppure di interesse storico, paesaggistico o urbanistico. Alla Provincia, poi, il compito di mettere in piedi un programma di tutela del territorio spostando le risorse ingenti che si vorrebbero impegnare per l'aeroporto di Montichiari». [FIRMA]

Pietro Gorlani

Pietro Gorlani