Operaio in carcere. L'accusa: ha violentato una ragazzina
GAVARDO. È un'amica alla quale racconta tutto a convincere la giovane a denunciare l'accaduto ai carabinieriI carabinieri hanno arrestato un operaio tunisino di 43 anni: avrebbe prima invitato la 16enne, studentessa marocchina, a mangiare qualcosa nella sua casa per poi aggredirla
L'accusa è pesante: violenza carnale. E per di più ai danni di una minorenne. Lui, l'aggressore, è un operaio tunisino di 43 anni che vive e lavora a Gavardo. Lei, la minorenne, neppure 17 anni, è marocchina e vive in un paese del lago di Garda che i carabinieri hanno preferito non rivelare. L'uomo per approfittare della ragazzina l'avrebbe fatta ubriacare nel suo appartamento di Gavardo dove qualche giorno dopo i carabinieri sono venuti a mettergli le manette. Ha usato l'alcol che ha avuto un effetto tanto più dirompente in quanto la ragazzina è astemia. Così il vino e forse degli alcolici l'hanno stordita, e in quelle condizioni non ha potuto opporsi all'aggressione sessuale.
L'INCUBO parte da lontano, culmina a Gavardo ma inizia a Brescia. È in città che la ragazzina incontra l'operaio mentre si aggira dalle parti della stazione ferroviaria. C'è venuta, in città, invece di andare a scuola. Quella mattina, è il 6 marzo, si vede che non ne aveva voglia e aveva deciso di disertare le lezioni. Avrebbe fatto un giro in città per far passare il tempo. Ma qui incontra M.H. nordafricano come lei, ma tunisino. Si conoscono, forse per essersi visti da qualche parte sul lago. Chiacchierano un po', lui le propone di mangiare insieme, a casa sua.
Lei accetta, si sarebbero fermati a comprare una pizza da consumare poi a casa. E che si beve? Lui prende il vino forse degli alcolici, ma lei rifiuta: è astemia. Lui insiste, lei dice di no. Allora l'uomo la costringe, la fa bere a forza. Ma la ragazza non è abituata e non lo regge. È confusa, ubriaca. Forse intuisce quello che rischia e quello che vuol fare quell'uomo. Vorrebbe andarsene, ci prova ma non può: la porta è sbarrata e la chiave ce l'ha lui. A quel punto - ha raccontato ai carabinieri - il 43enne l'avrebbe spinta, trascinata in camera da letto, spogliata. E dopo averla gettata sul letto, l'avrebbe violentata; la lascia andare solo alle due del pomeriggio.
A DENUNCIARE la violenza c'è andata quello stesso giorno. Dai carabinieri l'accompagna il fratello, ma a convincerla a raccontare quello che aveva subito è un'amica che lei ha incontrato subito dopo essersi lasciata quella casa alle spalle. Quando la vede è sconvolta, in lacrime. L'amica è pure lei marocchina e riesce a far breccia nella sua vergogna. In ospedale i test accertano che ha bevuto molto e anche il rapporto sessuale. Del presunto violentatore dà nome e cognome, indirizzo, così i carabinieri fanno presto a rintracciarlo. Vive da solo, non ha precedenti. Darà la sua versione e toccherà alla magistratura stabilire che cosa è accaduto. Per il gip Luciano Ambrosoli ce n'è abbastanza per firmare un provvedimento di custodia cautelare.
Eugenio Barboglio
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