Il progetto delle case operaie inciampa nei veti incrociati
MANERBIO. Falliscono sul nascere le prove tecniche di dialogo sulla controversa operazione immobiliareL'esecutivo vara un documento congiunto per superare le divisioni ma la Lega gela gli alleati del Pdl «Restiamo contrari all'intervento» CESARE TREBESCHI
Falliscono sul nascere le prove tecniche di dialogo attorno al progetto delle case operaie di Manerbio. La seduta del Consiglio comunale autoconvocata lunedì sera dalle minoranze e dedicata alla controversa operazione immobiliare ha confermato le divisioni fuori e dentro la maggioranza. In questo clima da «tutti contro tutti», i tempi dell'iter dell'intervento promosso dal gruppo «La Linea Verde» rischiano di dilatarsi diventando incompatibili con la richiesta dei fondi regionali indispensabili a costruire il villaggio. ispirandosi al villaggio «Le Ville» realizzato negli anni Trenta dal lanificio Marzotto, l'azienda alimentare del quarto settore vorrebberre (attraverso lo strumento dell'housing sociale) costruire fra lo stabilimento di via Artigianale e il cimitero 140 alloggi, destinati ai dipendenti e alle persone socialmente svantaggiate.
Il documento congiunto della maggioranza presentato in apertura di seduta sembrava il prologo a una ritrovata coesione in seno all'esecutivo dopo la decisione degli assessori della Lega Nord di votare contro il passo urbanistico preliminare del progetto. «Riteniamo indispensabile - si legge nella nota sottoscritta da Lega Nord e Pdl -, che l'azienda presenti rapidamente un progetto dettagliato su cui avviare una discussione seria e valutare collegialmente opportunità ed eventuali fragilità dell'intervento». Ma durante il dibattito la dichiarazione di Marisa Borghetti ha «gelato» gli alleati del Pdl. «Diremo sempre di no a proposte poco chiare - ha affermato il consigliere del Carroccio rivendicando la coerenza della linea assunta nella partita dalla Lega Nord -: non riteniamo necessario consumare altro territorio. Il paese non ha bisogno di 140 nuovi alloggi. Bisogna semmai guardare alla riqualificazione degli immobili dismessi. L'housing sociale ha senso solo se riservato esclusivamente ai manerbiesi».
DAI BANCHI delle minoranze è partito invece il duro affondo del Partito Democratico che ha criticato il metodo adottato da una parte della maggioranza. «C'è stata poca trasparenza nella gestione dell'operazione a partire dall'assessore all'Urbanistica Alberto Zucchi- ha osservato il leader di opposizione Cesare Trebeschi- il fatto che La Linea Verde e il progettista Angelo Tiefenthaler abbiano presentato la loro iniziativa nelle sedi dei partiti, senza passare dal Consiglio comunale, porta Manerbio indietro di trent'anni e ci riavvicina a dinamiche decisionali che speravamo tramontate. Poiché non è credibile che il progetto presentato ai partiti non fosse stato prima vagliato da autorevoli esponenti dell'esecutivo - ha continuato Trebeschi-, vorremmo sapere da chi sono state condotte le trattative con l'azienda e se l'housing sociale sia un'idea del gruppo manifatturiero o se invece dietro La Linea Verde ci sia un suggeritore istituzionale. La sensazione che vi sia stata una discussione preventiva volta a costruire una corsia preferenziale, magari davanti al caminetto di qualche architetto, è spiacevolmente forte e ci piacerebbe essere rassicurati sulla trasparenza del percorso». Il Pd non ha tuttavia chiuso la porta a un appoggio esterno al progetto purchè «il villaggio sorga su aree diverse da quelle indicate dal gruppo La Linea Verde».
L'HOUSING SOCIALE è stato invece bocciato senza appello da Manerbio a Sinistra. «Non avalleremo una nuova colata di cemento che così come è stato concepito il progetto avrà ricadute sociali a dir poco risibili - ha rimarcato il leader della lista di minoranza Ivano Minini -: dobbiamo difendere il territorio ma soprattutto gli interessi della collettività che non coliminano certo con gli interessi personali del gruppo La Linea Verde e del Pdl».D.BAR.
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