Il parroco vince il primo round Il Tar ferma i lavori al chiostro
GARGNANO. Sospesa fino all11 novembre la licenza edilizia. Il progetto è da rivedereLex monastero e il vecchio oleificio stanno per diventare un residence. Il Comitato ha raccolto 2700 firme, il sindaco attacca la vecchia Giunta
Tutto fermo, almeno sino all'11 novembre, quando si festeggerà San Martino, patrono di Gargnano. «Che ci faccia il miracolo» afferma l'ex sindaco Enrico Lievi tra i promotori del comitato che ha raccolto in poche settimane 2.700 firme per «salvare il chiostro quattrocentesco di San Francesco e l'adiacente oleificio», la prima cooperativa sorta in Italia. Era il 1879.
Il Tar ha deciso la sospensione della licenza edilizia in attesa di chiarimenti. Il discusso progetto prevede che privati trasformino in un residence un'ala dell'ex monastero che appartiene alla parrocchia di San Martino, e accanto all'oleificio. L'avvocato Fiorenzo Bertuzzi, e i colleghi Gianpaolo Sina, Silvano Venturi e Gianluca Trombadore, in nome della parrocchia si sono appellati al Tribunale amministrativo.
La prima sezione del Tar (presidente Giorgio Calderoni, giudice relatore Mara Bertagnolli), ha disposto la sospensione cautelare della licenza edilizia, dell'autorizzazione paesaggistica e dell'accordo di regolamentazione d'uso del chiostro stipulato tra il Comune di Gargnano e la Società Lago di Garda.
IL CHIOSTRO, tra i principali punti di riferimento per i turisti, resta chiuso. All'interno c'è del materiale e per motivi di sicurezza il secolare portone in legno resta chiuso. I turisti con tanto di guide trovando chiuso restano allibiti.
«Su 2.700 firme duemila sono di stranieri e molte adesioni ci sono giunte da tutta Italia» affermano i promotori. «I gargnanesi che hanno aderito sono 700» afferma Lievi gettando acqua sul fuoco sulle polemiche innescate dal sindaco Giancarlo Scarpetta che difende da sempre l'operazione immobiliare. «Il chiostro di San Francesco resterà ai gargnanesi e sarà l'orgoglio del paese. E anche l'ex Società ne trarrà giovamento come tutto Gargnano. Ma Lievi che oggi critica, perché non ha acquistato la Società quando era sindaco?».
LIEVI RISPONDE. «E' vero, non ci avevo pensato all'epoca. Ma allora Scarpetta e che ha fatto lui?. E poi non è vero che l'operazione sarebbe costata 350 milioni, ma almeno il doppio. Dato che non si può tornare indietro, bisogna guardare al futuro, alla salvaguardia di questo patrimonio».
Per anni Scarpetta e Lievi sono stati colleghi di partito (Dc) e amministratori. Oggi la pensano in maniera diametralmente opposta. L'ex sindaco guarda avanti. Il Tar ha bloccato momentaneamente tutto dopo il ricorso della parrocchia. «Basta vedere cosa vogliono fare per rimanere sbalorditi. Speriamo. E che San Martino ci aiuti».
Franco Mondini
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