«Veleni» nel fiume Gambara: scattano le prime sanzioni
L'INDAGINE. Reportage fotografici e un video documentano gli effetti del disastro ambientaleStop alla fertirrigazione per un allevamento suinicolo Una petizione chiede più rigore contro gli inquinatori DARIO PIRELLI
La chiave delle indagini sull'inquinamento che ha decimato la fauna ittica del fiume Gambara è racchiusa in un'ordinanza emessa dal Comune il 19 luglio, due giorni dopo cioè lo sversamento di liquami nel corso d'acqua.
Attraverso l'atto, l'Ufficio tecnico intima un allevamento suinicolo la sospensione della fertirrigazione in un vasto appezzamento di terreno coltivato a mais. L'ordinanza prende spunto dai risultati del sopralluogo effettuato 48 ore prima, ovvero subito dopo la scoperta dell'inquinamento, da Polizia locale, funzionari dell'Arpa e assessorato all'Ambiente di Gambara. Percorrendo a ritroso il fiume Gambara in sostanza, le autorità hanno individuato «nel tratto prospiciente il terreno di una azienda agricola - si legge nell'ordinanza del Comune -, il luogo dove è avvenuto lo sversamento di liquame da allevamento suinicolo». La presenza sul terreno di «impaludamento acqua mista a deiezioni» evidenziata dai funzionari sanitari, potrebbe essere la «pistola fumante», la prova che inchioderebbe i responsabili del disastro ambientale.
E sempre l'ordinanza testimonia la tempestiva degli interventi di Arpa e Comune che per evitare ulteriore percolazione del liquame non smaltito dal campo nei vasi irrigui hanno ordinato all'allevamento di sospendere entro tre giorni le operazioni di fertirrigazione.
All'azienda zootecnica l'ordinanza impone ai titolari dell'azienda zootecnica di «mettere in sicurezza l'area di spandimento di liquami. Gli allevatori entro 30 giorni dovranno inoltre provvedere a bonificare il terreno affidandosi a ditte specializzate.
SUL NESSO FIN TROPPO palese (per tempi e sostanza inquinante) fra le presunte violazioni delle normative in materia di fertirrigazione evidenziate dall'ordinanza e l'inquinamento del Gambara l'assessore all'Ambiente preferisce non sbilanciarsi.
«Il riserbo è dovuto per non compromettere una fase decisiva dell'indagine avviata per risalire ai responsabili dello sversamento di liquame abusivo - osserva Dario Pirelli -. Entro un paio di settimane, grazie all'impegno comune di Polizia locale e autorità sanitarie avremmo a disposizione un fascicolo esauriente da trasmettere alla procura a cui spetta in un'ultima analisi verificare le responsabilità ed aprire eventuali procedeimenti».
INTANTO LA COMUNITÀ tiene alta l'attenzione sul caso: ieri sera, a pochi passi dalle mostre di pittura e scultura allestite per festa della Madonna della neve, la società di pesca sportiva «Il Gambero» ha allestito un gazebo per mostrare gli effetti disastrosi dell'inquinamento sulla fauna ittica attraverso un reportage fotografico e un video sulle complesse operazioni di bonifica del corso d'acqua.
Nell'occasione partirà una raccolta di firme per sollecitare l'intervento di Provincia e Regione, rimaste a giudizio della popolazione, troppo defilate su una vicenda che non trova precedenti nell'area del Parco dell'Oglio Sud.
La protesta e l'idignazione dei cittadini si manifesta anche in modo creativamente sarcastico: sul totem informativo posto vicino al ponte che illustra la flora e la fauna ittica del fiume Gambara vicino al ponte qualcuno con del nastro adesivo ha posto una croce nera sull'immagine di alcune specie di pesci che come carpa, luccio, triotto, cavedano, scardola e arborella sono stati quasi estinti dall'onda nera di veleni.
Giambattista Manganoni
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