Eclissi di sole sulle scuole «Rimuovete quei simboli»

LA DECISIONE. Il ministro è intervenuto tramite il dirigente scolastico regionale, il bresciano Giuseppe Colosio

Gelmini: «È un emblema della Lega Dobbiamo intervenire per evitare ogni strumentalizzazione» Il sindaco Lancini: «Sono stupito»
19/09/2010
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La scuola presidiata dai Carabinieri

All'inizio era stata forse un po' tiepida, quasi buttandola sulla battuta, sul folklore di un sindaco come Oscar Lancini da Adro non nuovo ad iniziative e prese di posizione di rottura. Poi qualche giorno dopo aveva ribadito la sua contrarietà a che su arredi, suppellettili e persino sul tetto di una scuola nuova di zecca comparisse quel «Sole delle Alpi» che qui come altrove è ormai sinonimo di «Lega Nord», tanto legato al movimento di Umberto Bossi da divenirne quasi un marchio registrato (giusto per prevenire cloni elettorali). In quell'occasione aveva anche spiegato che i simboli di partito dovevano stare fuori dalle scuole, a sinistra come a destra.
Ora a sette giorni dall'inaugurazione di quel plesso, dalla pioggia battente delle polemiche, dal vento sferzante delle critiche per le istituzioni ritenute balbettanti davanti alla provocazione, è arrivato l'ultimatum: «Rimuovere dalla scuola il Sole delle Alpi». A dirlo il Ministro dell'Istruzione, la bresciana Maristella Gelmini, attraverso il suo braccio operativo più autorevole in Lombardia, il responsabile dell'ufficio scolastico regionale, un altro bresciano, Giuseppe Colosio. È lui che ha firmato una lettera in viaggio per il Comune di Adro (il sindaco Lancini ammette di non averla ancora vista) nella quale si dà atto all'amministrazione franciacortina di aver realizzato un plesso con attrezzature all'avanguardia, ma la si accusa di averlo marchiato con il simbolo di un partito. La Lega.
Non può essere definito altrimenti quel «Sole delle Alpi» che compare per circa 700 volte in giro per la scuola, con una tonalità predominante praticamente simile al «verde lumbard» di bandiere, camice e stemmi di partito.
Il responsabile dell'ufficio scolastico regionale spiega al sindaco che è dovere di una amministrazione comunale impedire che la politica entri nella scuola. «La delicatezza delle funzione - spiega Colosio - impone di intervenire anche in caso di solo sospetto per evitare ogni possibile strumentalizzazione». Così quei «soli» che il sindaco Lancini ha sempre interpretato come patrimonio storico e iconografico del paese, devono eclissarsi in buon ordine e al più presto da quella scuola per garantire agli alunni una anno scolastico senza polemiche e strumentalizzazioni politiche.
Ora il sindaco Oscar Lancini, che si è preso due giorni di vacanza, tormentati da un cellulare che sembra tarantolato, incassa ma non si scompone: «Non ho visto quella lettera ma sono francamente stupito. Mi sembrava fosse chiaro che si tratta di un simbolo del territorio e non politico. Ma potrò fare ogni valutazione solo dopo averla letta». E, come è nel suo carattere, rilancia un po' pensando ai commenti dei suoi concittadini davanti alla manifestazione di ieri: «Mi hanno difeso e sapevo che l'avrebbero fatto. Poi ci sono quelli che scrivono lettere a tutti tranne che a me. Ma nessuno mi dice sediamoci e parliamone. In ogni caso al mio rientro riunirò la giunta. Poi, farò metter per iscritto il parere legale che avevo chiesto verbalmente». 12 SETTEMBRE
IL MINISTRO ALLA RADIO
Francamente il sindaco di Adro ci ha abituato ad un certo folklore, ad un certo estremismo, che ovviamente io come Ministro dell'Istruzione non
condivido. Forse nemmeno tutto il partito della Lega può condividere queste esasperazioni che non fanno bene neanche a quel movimento». 16 SETTEMBRE
LA GELMINI IN TELEVISIONE
Sono perplessa in riferimento a questa iniziativa così come tutte le volte in cui nella scuola entrano simboli politici. Più
teniamo lontano la scuola dalle questioni di partito, dalle contrapposizioni,
più facciamo l'interesse del Paese. I benpensanti, però, che stigmatizzano il sindaco di Adro si dimenticano le
molte volte in cui la scuola è oggetto di contrapposizioni politiche da parte
della sinistra. La coerenza è doverosa. Un'altra cosa è il crocifisso che rappresenta non solo un simbolo religioso
ma anche un elemento della nostra cultura, che connota la nostra identità e come tale va difesa e tutelata».

Marco Toresini