Via i simboli leghisti
ma Lancini non ci sta
IL BLITZ. Alla scuola sono stati rimossi i fregi con il «Sole delle Alpi», restano quelli sul tetto. Il sindaco minaccia prima una denuncia e poi il ripristino. Il dirigente scolastico regionale difende il preside: «Siamo tranquilli»
Adro. Un applauso per un uomo stanco, provato da un mese di polemiche, da tensioni spesse come la nebbia in riva al Po, opprimenti come l'afa d'agosto. L'applauso (glielo hanno tributato fuori dalla scuola alcuni esponenti delle opposizioni) è tutto per Gianluigi Cadei, il dirigente della scuola di Adro, colui che ha fatto materialmente tramontare i «Soli delle Alpi» dalla scuola pubblica del comune della Franciacorta, l'uomo che in mattinata è stato ritratto da telecamere e fotografi con due lastre di alluminio raffiguranti il simbolo celtico caro alla Lega Nord, l'uomo che ha fatto "il lavoro sporco" dopo che il suo "capo", Giuseppe Colosio, direttore dell'ufficio scolastico regionale, lo aveva incaricato di un'operazione che in tanti attendevano, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al ministro dell'Istruzione Maristella Gelmini.
PER GIANLUIGI CADEI la giornata precedente si era chiusa a notte fonda con le ultime limature sulla delibera del Consiglio di Istituto che diceva sì alla rimozione e che sarebbe poi stata sottoposta al «Provveditore» e al Prefetto per il via definitivo e liberatorio. La rimozione non poteva attendere oltre: i segnali che qualcuno avrebbe comunque potuto tentare un blitz nella scuola erano nell'aria e, non a caso, nello scorso fine settimana qualcuno era penetrato nel plesso (facendo scattare il sistema d'allarme) staccando un paio di adesivi alle vetrofanie di un corridoio. Meglio intervenire tempestivamente e così ieri mattina con in tasca tutte le pezze giustificative e gli «affidavit» del caso, il professor Cadei ha fatto partire il blitz: via le lamiere con i «Soli» dai cestini; via gli adesivi con il simbolo dai tondi che uniscono le mani dei bimbi nelle vetrofanie dei corridoi; nuovi cartelli senza più il fregio leghista, circoscritto nella "o" di "vietato", nel prato con l'invito a non calpestare l'erba; un bollino blu sul Sole che chiude la parola Adro sui 560 banchi del nuovo plesso; via i costosi zerbini in moquette. Tutto in magazzino, in attesa dell'ultimo colpo, logisticamente il più complesso: togliere i simboli, modello "H" da eliporto, sui tetti.
LA MATTINATA è passata rapida con un lavorio silenzioso di docenti e bidelli, il pomeriggio, dopo l'uscita degli alunni, sono arrivati la bonifica dei banchi e un gran sospiro di sollievo per un'opera rapida, economica (si parla di poche centinaia di euro, come da preventivo del consiglio di Istituto) e senza intoppi.
Ma il sindaco Oscar Lancini è pronto al contrattacco. Ha ostentato sorpresa alla notizia della rimozione, si è rammaricato per attendere ancora una convocazione risolutoria al tavolo delle trattative in Prefettura e minaccia denunce. «Non vedo perchè debba fare un passo indietro - ha raccontato il sindaco davanti al Municipio - Abbiamo fior di tecnici, voglio i pareri scritti e in base a quelli ci muoveremo. La volontà dell'amministrazione comunale deve essere rispettata se i simboli vengono rimossi dalla scuola, parte prima la denuncia e poi procedo al ripristino immediato. Il preside è l'unico responsabile degli arredi e delle strutture».
«SIAMO TRANQUILLI» fa sapere il direttore dell'ufficio scolastico regionale, Giuseppe Colosio, prendendo le difese del preside. «I rapporti con il ministro Maria Stella Gelmini - ha proseguito - sono stati costanti così come con il dirigente scolastico. Il ministro ha seguito la questione rimanendo sempre dello stesso parere. Di fronte al protrarsi di una situazione con il rischio che venisse compromesso il bene principale, cioè il processo di insegnamento-apprendimento in tranquillità, abbiamo cercato di tutelarlo. Non potevamo lasciare andare oltre la situazione perchè il rischio per i bambini e la comunità era troppo alto». Colosio ha anche chiarito un punto: il sindaco non potrà rientrare nella scuola per rimettere i soli delle Alpi, quegli arredi sono stati consegnati alla scuola e non sono più nella sua disponibilità. Ora sono in un magazzino chiuso a chiave, quasi un simbolismo per chiudere in quello sgabuzzino anche le polemiche. Fuori dalla scuola ieri ancora una volta i genitori in attesa si mischiavano a microfoni e telecamere. «Un simbolo o un altro non ci interessano - spiega una mamma - sono le polemiche a darci fastidio. Il paesi è diviso tra destra e sinistra».
Qualcuno alza anche la voce in difesa del professor Cadei, lasciato un po' solo a giocare questa difficile partita: «Come mamme siamo contente della decisione del direttore, ma come cittadine siamo deluse dalle istituzione».
Marco Toresini
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1 spark70 13/10/2010 14:49 152 commenti
Perche non intitoliamo la scuola a questo preside???.....Grande con il suo piccolo potere ha dato una lezione al prefetto di Brescia.