Una cascata di liquame soffoca i canali della Bassa

L'INQUINAMENTO. Con l'Arpa al palo, la Polizia provinciale non è riuscita a risalire alla fonte

Da Pontevico a Offlaga passando per Bassano e Verolanuova il maxi sversamento abusivo ha inquinato quattro rogge
18/11/2010
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Liquami in una roggia

Oltre venti chilometri di reticolato irriguo soffocato da una cappa di liquami. L'episodio di inquinamento della scorsa notte non trova precedenti nel pur voluminoso fascicolo di scarichi abusivi registrati in passato nella Bassa bresciana. Le rogge Manerbia, Calcagna, Gambaresca e Gambarina che scorrono tra Offlaga, Manerbio, Bassano Bresciano, Verolanuova e Pontevico si sono riempite di schiuma puzzolente.
Il copione è quello consolidato: centinaia di metri cubi di reflui zootecnici fatti uscire dalle vasche di contenimento, riempite dalla pioggia. E anche l'inquinamento di ieri, come quello avvenuto il 3 novembre, è destinato a restare senza colpevoli.
L'ALLARME SCATTA alle due da Pontevico, quando un agricoltore addetto al controllo idraulico dei fossi, gira una paratoia sulla Gambarina e si trova di fronte allo scempio. Telefona ai carabinieri ma la competenza dei reati ambientali è dell'Arpa, che di notte ha un ufficiale di polizia giudiziaria reperibile. Ma per un sopralluogo delle autorità bisogna attendere le 7, quando gli agenti della Polizia provinciale e i vigili di Pontevico cominciano a risalire a ritroso l'intricato dedalo del reticolo idrico, nel tentativo di scoprire la fonte e cogliere sul fatto il responsabile che senza la flagranza ha la certezza di restare impunito. La ricerca termina nella campagna di Offlaga, tra le frazioni di Faverzano e Cignano. Gli agenti però non trovano la sorgente dello sversamento avvenuto quasi sicuramente a più riprese. I liquami finiti nella roggia Manerbia e Calcagna (che da Offlaga scorrono a Manerbio e Bassano) sono finiti anche nella derivazione Calcagnina che per inciso attraversa attraversa una grande azienda azienda ortofrutticola, a Bassano. Le acque della Gambaresca e della Gambarina invece viaggiano in direzione di Pontevico. Magra consolazione: a differenza degli episodi registrati due settimane fa, l'inquinamento di ieri potrebbe essere solo di origine zootecnica e non ha riguardato il vaso Lusignolo.
NELLA BASSA PREOCCUPA l'escalation di episodi di smaltimenti abusivi di deiezioni. La conferma arriva dallo stesso comandante della polizia locale di Pontevico. «In quattro anni - spiega Maurizio Carrara - abbiamo indagato su cinque casi di inquinamento, gli ultimi due accaduti nel giro di 14 giorni». Come avvenuto il 3 novembre, la pioggia record di questi giorni ha riempito le vasche degli allevamenti zootecnici, e qualche allevatore ha approfittato delle piene per mimetizzare meglio il suo gesto criminale. La fertirrigazione però era consentita fino al 10 novembre e quindi le vasche di tutti gli allevamenti sono presumibilmente mezze vuote. Probabilmente qualcuno ha approfittarne per svuotarle in vista dei 90 giorni di divieto allo spandimento. Si apre però un grave problema di autorizzazioni: qualche grosso allevamento possiede vasche sottodimensionate rispetto al quantitativo di capi suini o bovini, aspetti che devono essere normati dalle Autorizzazioni integrate ambientali provinciali. Eppure per risolvere il problema della direttiva nitrati si dovranno realizzare il prima possibile impianti biogas o di strippaggio a freddo dei liquami. Investimenti che qualche allevatore ha ritardato e a farne le spese è ora l'ambiente.

Pietro Gorlani




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