Una sostanza cancerogena rintracciabile negli alimenti

LA SCHEDA. Entra nell'organismo attraverso il cibo. Ecco tutti i rischi
15/02/2011
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L'azienda Tinti a Montirone

Mediamente il 90% dell'esposizione umana alla diossina avviene attraverso gli alimenti, in particolare dal grasso di animali a loro volta esposti a diossina. Le diossine si rintracciano quindi facilmente nel latte bovino (ricco di grassi) e nel tuorlo dell'uovo. Sono questi i due alimenti sentinella analizzati dagli esperti per capire se nell'erba e nei foraggi di cui si cibano le mucche o nella terra dove razzolano le galline ci siano tracce di diossine o altre sostanze inquinanti organiche persistenti (POPs). Le principali fonti di queste sostanze sono le industrie chimiche, siderurgiche e metallurgiche, le centrali termoelettriche e gli inceneritori. Logicamente il quantitativo di emissioni diminuisce con l'adozione di adeguati presidi di abbattimento, che per legge l'industria dovrebbe avere da anni.
Le diossine sono estremamente tossiche e cancerogene per l'uomo e gli animali. Talmente tossiche che si misurano in picogrammi (un miliardesimo di milligrammo). Nei paesi industrializzati, l'assunzione giornaliera di diossine è dell'ordine di 1-3 pg (picogrammi) per kg di peso al giorno, che è vicino al valore tollerabile di assunzione giornaliera fissata dalla Oms (da 1 a 4 picogrammi per kg di peso al giorno). Significa che giornalmente, una persona di 70 chili può assorbire al massimo 210 picogrammi di diossine, mentre per un bambino di 5 chili la dose giornaliera di diossine non dovrebbe superare 20 picogrammi. Facile immaginare i quantitativi elevatissimi di diossine assunti mangiando un solo uovo di quelli raccolti a Montirone o a Castegnato. Ma quante altre uova fuorilegge si allevano in provincia? Una domanda alla quale dovranno essere le istituzioni sanitarie a rispondere.P.GOR.