Muore precipitando col parapendio
TRAGEDIA NELL'ALTO GARDA. Terribile incidente di volo tra il monte Pizzocolo e lo Spino: tradito da una turbolenza il giovane è morto sul colpoVittima il 31enne Giovanni Zanca un ingegnere residente a Manerba È precipitato dalla cima del Pirello: elicottero e rocciatori per il recupero
Una raffica «storta» in fase di decollo, la vela che si chiude proprio nel momento più delicato: all'inizio del volo, quando il parapendio non ha ancora preso quota e non c'è modo di manovrare, di rimediare all'improvviso cambio di vento. Precipitare è un attimo.
È STATO UN REFOLO d'aria, neltriangolo di cielo tra il monte Pizzocolo, lo Spino e il Pirello, a spezzare la giovane vita di Giovanni Zanca, ingegnere informatico di 31 anni che nel ricordo degli amici era un ragazzo intelligentissimo, in gamba come pochi. Era residente a Manerba, in via Panoramica.
Aveva scelto questo sabato di primavera, la prima bella giornata dell'anno, per un volo con il suo parapendio sotto il sole e sopra i monti, fra Toscolano e Gardone Riviera, con altri amici che condividevano la passione per il volo.
A metà mattina si erano avviati sul sentiero verso il rifugio Pirlo, diretto a un punto ideale per il decollo, uno dei preferiti nell'alto Garda dagli appassionati di volo a vela. A mezzogiorno era pronto per lanciarsi da un versante della cima Pirello, mille metri di altitudine, fra i boschi a monte di S. Michele.
COME SEMPRE aveva preparato tutto con grandissima cura. Socio del gruppo Icaro 2000 di Brescia, si era appassionato al parapendio, ma senza avventatezza: con tanto di brevetto, sempre con la serietà dell'ingegnere ad accompagnare la gioia di vivere di un ragazzo. E in fatti nemmeno ieri aveva sbagliato nulla quando alle 12.40 si è lanciato.
Ma, come racconta uno degli istruttori del club, il signor Alberto, è accaduto un imprevisto, fatale e irreparabile: «Una turbolenza, una raffica di vento lo ha sorpreso alle spalle - è la sua testimonianza - e la vela si è chiusa in modo asimmetrico facendolo sbandare. Se fosse già stato in quota avrebbe potuto rimediare, ma in quella situazione, in fase di decollo non ne ha avuto il tempo».
È stato come se la montagna lo avesse strappato al cielo, con un gesto di pura cattiveria, con il soffio mortale di un vento traditore. In un attimo è Giovanni è caduto schiantandosi contro una parete di roccia quasi inaccessibile.
Da Brescia è arrivato l'elicottero del 118, l'unico mezzo in grado di portare i soccorritori sul punto di impatto. Alle 13.05 l'eliambulanza era già lì, senza però poter atterrare
Il medico si è calato con il verricello per trovare là sotto soltanto un corpo senza più vita. Non per rianimare una persona, ma per firmare un pezzo di carta: la constatazione di morte di Giovanni Zanca.
Recuperare quel corpo è stata un'altra impresa, complicata e straziante. Alle 16.30, su richiesta del Soccorso alpino, su quella parete inaccessibile sono arrivati i rocciatori dei Volontari del Garda, partiti dalla località Prae di Toscolano.
Dopo un'ora lo hanno recuperato, mentre a Gardone Riviera, nella caserma dei carabinieri, la terribile notizia veniva comunicata alla famiglia.
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