Bedizzole, no al gassificatore «Pronti a fare da scudi umani»
IL CASO. Si annuncia un braccio di ferro tra Comune, Provincia e Regione sulla progettata centrale energeticaL'impianto produrrebbe energia dagli escrementi del pollame Sindaco e cittadini già pronti a una «sollevazione popolare»
No al gassificatore di pollìna. Ed è un «no» forte e chiaro quello pronunciato dal Consiglio comunale di Bedizzole, riunitosi venerdì sera in una sala consiliare gremita di cittadini non meno preoccupati.
Tutti i consiglieri di maggioranza e di minoranza hanno votato una mozione contro l'insediamento nella zona Riali di un «Impianto di recupero energia elettrica da deiezioni agricole». Ma sulla sua realizzazione l'autorità di Regione e Provincia è prevalente su quella del Comune, che si prepara quindi a scendere in trincea.
È MOBILITAZIONE. Il sindaco Roberto Caccaro si dice pronto ad andare casa per casa a raccogliere firme, il consigliere comunale Cottini propone di andare a incatenarsi davanti alla Provincia di Brescia, una signora presente in sala l'altra sera ha invitato le donne del paese a immolarsi come «scudi umani» per fermare la realizzazione dell'impianto.
Il tutto dopo aver sentito una relazione tecnica sul progetto, che ha colpito nel segno.
L'ingegner Belardi, nominato perito dal Comune, ha spiegato come l'impianto riceverebbe circa 51 tonnellate di polline al giorno, il 25% delle quali prodotte a Bedizzole, il 75% proveniente da fuori. In breve, l'impianto accoglierebbe le polline, le essiccherebbe e ne ricaverebbe gas da trasformare in energia elettrica.
«È UN PROGETTO - ha detto l'ingegnere- tecnicamente degno e moderno, ma che nel mondo rappresenta un progetto pilota che non ha paragoni consolidati alle spalle».
A quel punto si è espresso il sindaco Caccaro: «Bedizzole è dei bedizzolesi - ha detto -: non dobbiamo subire imposizioni da chicchessia e siamo contrari all'insediamento, che non può essere testato vicino alle persone. Tuteliamo i cittadini dall'incremento dei rischi di influenza, salmonella, zanzare. Se necessario andrò casa per casa a raccogliere firme».
Il capogruppo Stretti ha spiegato come, secondo una stima, verrebbero emessi 60 chili al giorno di ossido d'azoto, 21 tonnellate all'anno, «con il possibile rischio di piogge acide sulle zone limitrofe».
Tra i consiglieri comunali, Capra della Lega ha sottolineato come la salute pubblica sia un diritto che viene prima dell'interesse del privato a guadagnare, e ha invitato il sindaco a guidare i cittadini in questa battaglia. La consigliera Comini ha evidenziato l'impossibilità di fermare gli odori, Tagliani teme una doppia beffa, in quanto i promotori riceverebbero anche dei contributi pubblici.
Voce fuori dal coro è quella del consigliere Rigon del gruppo Misto: astenutosi, ha detto di voler sentire le ragioni di chi ha proposto l'impianto.
Prossimo «round» il 27 aprile, data della Conferenza dei Servizi con la Provincia. «Faremo spostare l'incontro - ha detto sindaco- e faremo sentire le ragioni dei bedizzolesi».
Nicola Alberti
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