Il Garda prigioniero della «bolla» turistica
IL CASO. Il Sunia: «Un dramma per centinaia di famiglie»«C'è la volontà di trovare soluzioni concrete ma non sempre si arriva con rapidità al traguardo»
Il 94% degli sfratti nell'area del basso Garda - ma il dato è pressoché comune anche ad altre località della provincia - avviene per cause dovute a morosità «incolpevole», cioè provocata dalla perdita del posto di lavoro o per la messa in cassa integrazione degli inquilini. E il loro numero è «in continuo, pauroso aumento», affermano il coordinatore regionale del Sunia, il desenzanese Adriano Papa (nominato presidente della Federconsumatori di Brescia l'altro ieri) e il responsabile del Sunia locale, Romano Rebuschi. «Nel 2007 c'erano stati circa 40 sfratti, nel 2011 sono saliti ad oltre 70, la maggior parte causati dall'impossibilità economica degli inquilini a pagare la pigione. Dal 2008 ad oggi, purtroppo, la situazione è precipitata». I dati sono stati raccolti ed elaborati dal Sunia di zona con quelli pervenuti dalla Prefettura, e la tendenza negativa non accenna a fermarsi. «Anche se con i Comuni di Desenzano e Sirmione - dicono Rebuschi e Papa - i rapporti sono costruttivi e c'è la volontà di trovare soluzioni concrete, ma poi non sempre si arriva con rapidità al traguardo». Il dramma, dunque, per quelle centinaia di famiglie desenzanesi e sirmionesi che hanno ricevuto l'intimazione di sfratto «è quello di trovarsi completamente scoperte, senza alcuna garanzia». Il Sunia propone «che si agisca come per le agevolazioni concesse nel pagare i mutui casa: consentire uno slittamento di 12 mesi anche per i canoni di affitto». Altra proposta lanciata dal Sunia gardesano è quella di «promuovere, soprattutto nel Comune di Desenzano dove la tensione abitativa è più alta, il progetto di mitigazione degli sfratti predisposto dal Comune di Brescia con sostegni economici validi e non estemporanei» e, sempre ai Comuni, «suggeriamo che nei loro Pgt prevedano nuovi programmi di edilizia sociale». A Desenzano, però, per stessa ammissione dell'assessore Tommaso Giardino, questa quota è stata ridotta a vantaggio invece di quella per l'edilizia convenzionata. «E' sbagliato - replicano gli esponenti del Sunia - perché le case sul mercato sono troppo care e con tipologie da seconde case. E non è vero che sono solo le famiglie di immigrati ad essere bisognose e ad entrare nelle case popolari, perché anche quelle italiane sono svantaggiate. Tra l'altro - vuoi per mancanza di requisiti, vuoi per l'imprecisione delle domande presentate - alla fine molti degli alloggi popolari non vanno agli immigrati stranieri».
Maurizio Toscano
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