«Caro Cesare facci un regalo...»
Sì, da Prandelli mi aspetto uno scambio di doni tra la sua competenza e le nostre aspettative! Qualcosa che, attraverso il dono, possa significare come sotto la scorza contadina della bassa bresciana si cela la sapienza di chi conosce i tempi della semina e l'astuzia per ammassare un buon raccolto.
Sarà che appartengo alla stessa terra orceana, che ho vissuto la scuola media con Cesare; sarà che in undici anni di cappellano al Brescia Calcio il «pres» Corioni mi ha insegnato a riconoscere «vizi e virtù» dei 12 allenatori che si sono succeduti; sarà che ora mi occupo di sport nazionale (dal versante educativo ecclesiale); sta di fatto che pensare alla nuova avventura professionale di Cesare Prandelli, allenatore della nazionale di calcio dopo la disavventura sudafricana, reclama un supplemento di grazia spirituale, una sorta di «vaccinazione dall'alto» contro i luoghi comuni dei discorsi al bar. Tutti li conosciamo: prima di ogni gara, qualche milione di italiani, dichiarerà che lui, al posto di Prandelli, avrebbe fatto altre scelte; ad ogni gara vinta... tutti sul carro a festeggiare ed a ogni gara persa tutti a lanciare accuse. Ed in ogni conferenza, la stampa sportiva perdonerà il povero calciatore che non segna e punirà senza appello il mister che lo ha messo in capo.
ROSARI ed acqua santa ti serviranno, caro Cesare, non per vincere le partite, ma per non perdere la fede in questa umanità che, poco sportivamente, si riconosce soltanto nei vincitori e non apprezza il paziente lavoro del contadino che semina, zappa e fatica, e che per colpa di un temporale estivo perde il raccolto.
Da sacerdote, educatore e tifoso, mi aspetto che il tuo lavoro nobiliti le passioni sportive e che, nel tempio del dio pallone, prevalga la logica del dono. Il primo dono sia la «fiducia»: valore indiscusso su quanto puoi e sai fare, sulle tue qualità umane, sulle competenze sportive, sui sacrifici e le solitudini vissute per giungere ad essere prescelto in questo incarico.
Una «fiducia» che questa terra bresciana ti dichiara senza condizioni, e che ti dovrà accompagnare e sostenere durante il lavoro di selezione, preparazione e competizione agonistica.
UN ALTRO DONO controcorrente da mettere ogni volta sull'erba del campo da gioco, consapevole che altri ti chiederanno solo vittorie, è di rafforzarci nella «speranza». Forse perché ci sei stato d'esempio nel viverla attraverso le vicende personali e famigliari, di certo questo dono di trova competente e preparato. Senza speranza non si può vivere ne insegnare a vivere.
Sogno allora che la speranza possa venire offerta all'intera famiglia sportiva nazionale perché maturi e cresca di cultura. Sogno che tu possa ridare speranza al cuore dei tifosi perché la passione educhi alla vita. Sogno e spero di ringraziarti anche dopo la sconfitta, perché comunque hai dato il meglio di te. E questi, fiducia e speranza, sono i doni che i grandi campioni dello sport sanno trasmettere.
mons. Claudio Paganini
CONSULENTE ECCLESIASTICO NAZIONALE DEL CSI E CAPPELLANO DEL BRESCIA
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