«Noi non siamo il Real Madrid
BEPPE IACHINIIn campo ci vuole più rabbia»
Il mercato è finito, finalmente. Lo urlano gli operatori, lo sospira Beppe Iachini al quale sta a cuore un altro argomento: l'atteggiamento della squadra a Parma. Che all'allenatore ascolano non è piaciuto per niente.
Iachini, ora che l'incertezza è finita cosa si può dire del Brescia uscito dal mercato?
Adesso siamo questi. Non resta che lavorare per dare un'identità, una fisionomia alla squadra, cucirle addosso il vestito più adatto per la serie A. E chi è rimasto fa parte al 200 per cento di questo gruppo.
Centrati tutti gli obiettivi?
La società ha fatto il possibile, sicuramente. Certo, si poteva fare qualcosina di più ma adesso la mia preoccupazione è accelerare il processo di integrazione dei nuovi. Non con tutti. Daprela è con la sua Nazionale, non hon fatto nemmeno in tempo a vederlo.
Quel qualcosina in più è un mediano di rottura?
La società ha provato a raggiungere tutti gli obiettivi e in gran parte ci è riuscita. Ma visto che il mercato è finito, ed era ora, vorrei tornare sulla partita di Parma.
Prego, Iachini.
Non vorrei che si pensasse che il Brescia sia diventato il Real Madrid o il Barcellona. A Parma ho rivisto la stessa partita di Padova.
La squadra però ha combattuto ad armi impari: la retroguardia incompleta, un centrocampo poco portato a difendere e i nuovi non ancora inseriti perfettamente...
Attenzione: il Brescia a Parma non ha fatto disastri. Tutt'altro. Però è la mentalità che non mi è piaciuta. Io sono un allenatore e la puzza la sento a 3 chilometri di distanza. Il Brescia deve diventare quello che può essere: una squadra che fa scoppiare il pallone, tignosa, indomita. Chi ci affronta deve considerarci come un'avversaria ostica, fatta di rompiscatole.
Riassumendo: al «Tardini» non è stata la squadra che sognava.
Non la squadra che ho in mente io, quella che ci ha consentito di risalire la china fino a conquistare la A. Non dobbiamo scendere in campo credendo di essere quelli che non siamo. I giocatori, e ci tengo a sottolinearlo, hanno dato il cento per cento, ma inconsciamente è accaduto che ci siamo creduti superiori alle nostre possibilità attuali.
Il rimedio?
Uno solo: visto che ci vorrà tempo per integrare i nuovi e per avere una condizione accettabile, bisogna capire alla svelta che al Brescia servono intensità carattere. Bisogna essere pericolosi quando si attacca e compatti quando si deve riconquistare il pallone. La B non è la A e a Parma lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle: al primo mezzo errore, si viene castigati.
Il Brescia è a pari punti con la Juve e a una sola lunghezza dall'Inter campione di tutto...
Anche Inter e Juventus, se non hanno intensità, compattezza e lo spirito giusto, trovano delle difficoltà.
Le è piaciuto l' esperimento della telecamera nello spogliatoio?
No, e poi io non c'ero. A me l'unico spettacolo che piace è in campo quando si vince.
La prossima partita si gioca alle 12,30, con il boccone in gola.
Con lo staff medico studieremo il da farsi. La prossima settimana faremo qualche allenamento a quell'ora cambieremo abitudini alimentari. Ma che si giochi a mezzogiorno, alle tre del pomeriggio o alle cinque del mattino, il Brescia che voglio io deve far scoppiare il pallone. La mentalità giusta, prima di
tutto. Il resto viene dopo.
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