08.08.2012
IL CASO SCHWAZER. Domani via all'iter della giustizia sportiva. Ma non sono i suoi unici guai
Via dai Giochi, via dai carabinieri e gli sponsor che lo stanno lasciando «Ho perso tutto. Adesso voglio soltanto ritrovare un po' di tranquillità»
ROMA Sarà il tribunale nazionale antidoping del Coni a giudicare sul piano sportivo Alex Schwazer per la positività all'epo riscontrata nel controllo antidoping del 30 luglio. Ma il mondo dell'atletica lo ha già giudicato e condannato, con conseguenze che peseranno sul corpo e sull'anima del ragazzo. Dal punto di vista della sanzione sportiva, l'olimpionico della marcia 50 chilometri a Pechino, anche se reo confesso, va da due a quattro anni e mezzo. L'iter della giustizia sportiva prevede infatti che domani la disciplinare del Cio (Bach, Oswald e Fredericks) esamini il caso. Viste le carte - oggi è prevista un'inutile controanalisi dopo la confessione dell'atleta - il Cio trasmetterà gli incartamenti alla federazione internazionale di atletica, che non ha un organo disciplinare e girerà il tutto alla Fidal e di conseguenza al tribunale italiano antidoping per il giudizio. La Iaaf può però allegare una richiesta di sanzione: la prima per epo ricombinante è di due anni, ma può essere aggravata in base al regolamento Wada fino a quattro anni. A questo versante si aggiunge quello dell'eventuale frequentazione di Michele Ferrari, il medico inibito a vita per pratiche dopanti: se provata, come per il ciclista Pozzato al quale è costata l'Olimpiade, in base alle norme antidoping italiane Schwazer rischia un aggravio di pena da tre a sei mesi. In totale, nel caso tutti gli addebiti attualmente ipotizzabili fossero provati, si arriva dunque a un massimo di 4 anni e sei mesi. Ma, come detto, i guai del marciatore altoatesino non riguardano solo l'aspetto strettamente sportivo. Deveinfatti fare i conti anche con le pesanti ricadute economiche che il doping avrà sul suo portafoglio: un milioncino di euro per ora; di più se calcolati in prospettiva. Via dalle Olimpiadi, dalla nazionale, dai carabinieri, ma anche dalla pubblicità: una botta di qualche centinaia di migliaia di euro. «Le ricadute saranno totali», sintetizza Alberto Acciari, docente di marketing sportivo alla Cattolica di Milano e all'Università di Roma Foro Italico. «Contrariamente al calcio, il ritorno pubblicitario per un atleta non si basa sulla popolarità ma sull'immagine. Parlando di un calciatore si è abituati ad una vita meno virtuosa: ma quando si parla di nuoto, atletica, scherma la realtà è diversa. Sei un atleta con la A maiuscola e questo da un punto di vista di marketing è un vulnus». I primi a volatilizzarsi saranno i contratti in essere. «Le clausole di rescissione saranno esercitate», spiega Acciari. «Schwazer è, a questo punto direi era, un testimonial che valeva 200-300mila euro. Non ai livelli di una Pellegrini, che può arrivare anche a 2 milioni, o della sua fidanzata Carolina Kostner, che viaggia sui 500mila euro, ma sicuramente era un testimonial che funzionava. Ai mancati introiti pubblicitari vanno poi sommati altre perdite: non godrà dei contributi del Club olimpico, perderà borse di studio e indennità varie. Presumibilmente sarà allontanato dall'Arma. Insomma: perderà tutto». Poi ci sono gli ingaggi per esibizioni e manifestazioni: «Sono pillole in confronto agli altri introiti che gli garantiva il ruolo di testimonial: andiamo da 1.500 a 10mila euro a seconda delle gare». Inoltre l'atleta del Gruppo dei carabinieri (altri 1.500-2.000 euro netti al mese più o meno) deve anche fare i conti non solo con quello che ha perso ma anche con quello che avrebbe potuto guadagnare. Basti pensare ai contributi Coni per il Club olimpico: fosse arrivato quarto o quinto nella gara di sabato prossimo avrebbe intascato 16mila euro. Gli fosse andata meglio, le ricadute sarebbero state ancora più ricche: una medaglia di bronzo gli avrebbe fruttato 50mila euro più altri 16mila per un anno; con l'argento avrebbe guadagnato 75mila euro più altri 20mila per due anni; con l'oro 140mila più 30mila euro per 4 anni. Tutti andati in cenere. Una caporetto della quale sembra consapevole lo stesso atleta, comparso ieri in televisione intervistato da Donatella Scarnati, per il Tg1 della Rai. «Ho vinto a Pechino senza doping perché ero sereno e i miei valori ematici erano perfetti. Ora voglio solo ritrovare la tranquillità, ma all'atletica non torno. Chi viene coinvolto con il doping non deve». Queste le parole di Schwazer nell'intervista andata in onda alle 20. «Ho fatto tutto da solo», ha spiegato. «Sono state tre settimane terribili dopo il controllo perchè sapevo che era finita. Dopo la vittoria a Pechino non sono stati anni facili. Avrei voluto una vita normale, vedere la mia fidanzata (Carolina Kostner). Ma adesso ho perso tutto. Mi sono allenato dieci mesi tantissimo e in due settimane ho distrutto la mia vita. Avrò preso anche medicine sbagliate, non lo so: sapevo che faceva male. Adesso cerco serenità».
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