Parlamentari bresciani
Ecco la super-classifica

LA PRODUTTIVITÀ DEGLI ELETTI. L'Indice Openpolis elaborato con 160 tra deputati e senatori. Moroni e Germontani del Fli davanti a tutti per quantità e risultati Romele e i leghisti Caparini e Mazzatorta i più presenti alle votazioni
23/11/2011
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Parlamentari bresciani Ecco la super-classifica

Chiara Moroni e Maria Ida Germontani del Fli sono le due parlamentari bresciane «più produttive». Lo dicono i dati pubblicati online dall'associazione Openpolis, che attraverso il sito openpolis.it effettua un monitoraggio puntuale degli atti parlamentari e cerca da qualche anno di tradurli in indici numerici che esprimano qualità e quantità del lavoro svolto. E nel complesso i 17 bresciani sono «promossi», con un indice medio di 184,4 punti, che risulta superiore rispetto al 165,65 nazionale.
L'OBIETTIVO del lavoro - cui hanno collaborato 160 parlamentari - non è solo quello di mettere in classifica (o in croce) deputati e senatori, ma anche quello di rendere più trasparenti tutti i dati che stanno dietro alle valutazioni. Non si tratta di un dato proporzionale a presenze o assenze dei singoli eletti. Non a caso Chiara Moroni è in testa ma è anche quella che è mancata al maggior numero di votazioni tra i bresciani. E un ragionamento a parte va fatto per chi ha avuto incarichi di Governo (Mariastella Gelmini, Stefano Saglia e Daniele Molgora tra i bresciani), con un ruolo svolto più all'esterno che all'interno del parlamento.
I CRITERI che vengono presi in considerazione sono la tipologia di atto presentato, il consenso ricevuto, il suo iter, la partecipazione del parlamentare ai lavori. Ai criteri vengono associati parametri, che combinati tra loro permettono di attribuire a ciascun deputato e senatore un valore numerico. Il consenso - ossia le firme ottenute da parte di altri parlamentari - e l'iter - quanta strada riesce a fare un atto in Parlamento - sono i fattori in base ai quali viene calcolato il peso specifico di ciascun provvedimento.
Il metodo è certamente perfettibile ma comunque avulso da una logica politica nell'attribuire le posizioni in graduatoria. L'utilità sta soprattutto nell'avvicinare ai cittadini l'attività parlamentare. Si sarebbe infatti portati a pensare - da profani - che le maggiori proposte arrivino dalla maggioranza, con la minoranza chiamata a criticarle o contrastarle, ed invece curiosamente ai primi tre posti della graduatoria nazionale stanno Antonio Borghesi dell'IdV, Pierpaolo Baretta del Pd e Franco Narducci sempre del Pd (tutti e tre quindi all'opposizione), mentre al Senato i primi due posti spettano a Giampiero D'Alia e Carlo Vizzini dell'Udc seguiti da Lucio Malan del Pdl.
SI TRATTA, necessariamente, di una semplificazione della realtà dove, si sa, ogni caso può essere un caso a sé e dove il singolo ordine del giorno, che in genere - come si dice - non si nega a nessuno, potrebbe valere politicamente anche molto di più di una legge. Ma l'obiettivo primo, come detto è quello di offrire metodi e strumenti di valutazione che restituiscano rappresentazioni della realtà non certo perfette, ma che abbiano un certo grado di affidabilità che diano ragione delle differenze principali.
Tra i dati curiosi c'è la valutazione degli emendamenti. Una sorta di variabile anti-ostruzionismo. Considerato che si presentano centinaia, a volte migliaia di emendamenti al fine di impedire o ritardare l'approvazione dell'atto contrastato viene affidato un punteggio crescente in fase iniziale (da 1 a 50), che poi cresce meno (da 50 a 100) e in seguito sempre meno sino ad un massimo (300) oltre il quale ogni ulteriore emendamento non aggiunge nulla al punteggio finale.

Giovanni Armanini




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