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23 agosto 2014

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27.01.2013

I segreti dell'eta' del rame

LA MOSTRA. Museo Diocesano: inaugurata l'esposizione curata da De Marinis

DEL RAME

Lo scheletro di un uomo rannicchiato, sepolto accanto a un pugnale a lama triangolare, proveniente dalla necropoli di Remedello di Sotto
Lo scheletro di un uomo rannicchiato, sepolto accanto a un pugnale a lama triangolare, proveniente dalla necropoli di Remedello di Sotto
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La mostra è un viaggio nel tempo alla scoperta dell'età del Rame, un periodo relativamente breve nella storia dell' umanità, che va dal 3400 al 2200 a.C. e si pone tra la preistoria e la protostoria, tra la fine dell' età della Pietra (tardo Neolitico) e l'età del Bronzo. La mostra aperta ieri al Museo Diocesano racconta un periodo di transizione che fu fondamentale: nacquero allora l'aratro, la ruota, il carro, le prime forme di metallurgia del rame, spesso in lega con l'arsenico, l'agricoltura e l'allevamento. Spuntarono nuove forme di organizzazione sociale e si manifestarono i primi segni di culto e di una concezione del sacro, che trovarono espressione nelle incisioni rupestri, come quelle della Valcamonica, nella costruzione di menhir e di statue antropomorfe. È LA PRIMA VOLTA che nel nostro Paese viene dedicata una mostra all'età del Rame nell'Italia settentrionale e la scelta di Brescia non è casuale perché proprio in questo territorio sono tornate alla luce, fin dagli ultimi decenni del secolo scorso, le testimonianze più rilevanti di questo periodo, a partire dagli scavi condotti nel 1872 da Giovanni Rambotti alla Polada di Desenzano e da quelli che nel 1884 consentirono a Gaetano Clerici di portare alla luce l'importantissima necropoli di Remedello di Sotto, da cui è venuta la documentazione principale per la ricostruzione dell'età del Rame in area padana. All'inaugurazione sono intervenuti il prefetto Narcisa Brassesco, che ha presieduto il comitato organizzatore, il vescovo Luciano Monari, Alberto Folonari presidente della Fondazione Cab - sponsor principale dell'iniziativa - e il direttore del Diocesano don Giuseppe Fusari. Con loro c'erano il curatore Raffaello De Marinis, l'ideatore della mostra Angelo Rampinelli Rota e monsignor Marcelo Sanchèz Sorondo, cancelliere dell'Accademia Vaticana delle Scienze. Elisabetta Conti, con un paziente lavoro durato due anni, si è impegnata nel coordinamento. Il percorso, al primo piano del Museo negli spazi finora destinati ai tessuti e ai paramenti sacri, è ricco di suggestioni visive e procede per sezioni. All'inizio sono illustrate le trasformazioni e le innovazioni dell'età del Rame in Europa e sono documentati l'uso del carro e dell'aratro, con una copia a grandezza naturale di quello del Lavagnone di Desenzano, che è l'aratro più antico conservato al mondo. È datato verso la fine del III millennio avanti Cristo. Ci sono poi i primi prodotti della metallurgia, in particolare asce, anellini, ornamenti a spirale, punteruoli trovati nella Bergamasca e in Veneto. Segue una sezione sulle manifestazioni del sacro, con alcune stele dell'arco alpino, oltre a riproduzioni e rilievi di rocce incise (Cemmo) che testimoniano una nuova ideologia religiosa e la nascita di una ritualità collettiva. LE SEZIONI CENTRALI sono dedicate a Ötzi, l'uomo del Similaun ritrovato nel 1991 al giogo di Tisa, che viene presentato attraverso copie perfette della mummia e del suo equipaggiamento. Grazie agli studi di De Marinis è stato dimostrato che Ötzi, ucciso con una freccia, proveniva da Sud: il suo genoma ci dice che apparteneva a un ambito mediterraneo e tutto il suo corredo rimanda alla cultura remedelliana, tanto che proprio i corredi delle sepolture di Remedello, oggi sparsi in diverse raccolte italiane e riportati a Brescia per la mostra, illustrano l'identità culturale di questo illustre viaggiatore, che potrebbe benissimo essere stato un nostro antenato. Le ultime sezioni ci portano alla fine dell' età del Rame, al periodo del vaso campaniforme, che prende il nome dalla forma dei recipienti di modellazione accurata, che erano utilizzati per bere una bevanda alcolica, l'idromele, segno di prestigio sociale. Infine, il passaggio all' età del Bronzo è documentato dai reperti della cultura di Polada, con ceramiche e altri oggetti oggi conservati al Museo preistorico ed etnografico Pigorini di Roma.

Francesco De Leonardis
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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