Scuola e «tagli» da fare altrove

Signor direttore, su Bresciaoggi di giovedì 25 febbraio vedo una pagina intera dedicata alla difficile situazione economica attuale delle scuole bresciane: «Casse vuote: un disastro», «Scuole bresciane in piazza», ecc.
06/03/2010

Signor direttore, su Bresciaoggi di giovedì 25 febbraio vedo una pagina intera dedicata alla difficile situazione economica attuale delle scuole bresciane: «Casse vuote: un disastro», «Scuole bresciane in piazza», ecc. Ovviamente non si tratta soltanto delle scuole bresciane. L'argomento non mi lascia indifferente e scuote il mio torpore di tranquillo (si fa per dire) pensionato, ex-insegnante con 40 anni di servizio nella scuola pubblica. Comprendo le difficoltà del momento, nel quale i problemi di chi si ritrova senza lavoro o senza casa sono infinitamente più gravi di altri, e pertanto tutti dobbiamo sacrificare qualcosa per risollevarci dalla crisi. Ma ritengo un gravissimo errore, da parte di chi ci governa, ridurre oltre un certo limite i fondi destinati all'istruzione, diritto che la Costituzione sancisce come fondamentale e inalienabile e del quale tutti debbono poter fruire in egual misura, senza alcuna distinzione di età, condizione sociale e provenienza.
Da molti decenni lo Stato italiano, seppur in misura inferiore e in ritardo rispetto ad altri, dedica notevoli risorse all'istruzione, da quella dell'obbligo a quella universitaria, allargando via via il suo intervento alle situazioni più disagiate o svantaggiate: vedi le scuole serali per lavoratori, i corsi di recupero per alunni in difficoltà, i corsi di alfabetizzazione per gli alunni provenienti da altri contesti linguistici, i corsi regionali di formazione professionale, i percorsi postuniversitari per la preparazione dei docenti di sostegno e l'acquisto di attrezzature destinate agli alunni cosiddetti diversamente abili, i quali per primi hanno diritto ad attingere alle risorse della comunità, ecc.
Tutte cose, queste, altamente qualificanti, che ho avuto la fortuna di sperimentare e apprezzare negli anni di insegnamento insieme a colleghi motivati e preparati e che ora mi danno la sensazione di aver fatto le scelte giuste nei confronti della comunità, una comunità cui peraltro devo molto della condizione dignitosa in cui ora mi ritrovo.
Ritengo in conclusione che sarebbe un grave errore per lo Stato italiano interrompere questo cammino intrapreso e portato avanti con grandi difficoltà: qualunque classe politica, quindi anche quella attuale, dovrebbe fare di tutto per continuare a finanziare queste attività e la scuola nel suo complesso, a costo di sacrificare o procrastinare alcuni grandi progetti non urgenti e risparmiare là dove è giusto risparmiare, a cominciare naturalmente dagli stipendi notoriamente non miseri di chi ci governa, e poi anche a discapito delle nostre tasche, fin dove è doveroso e possibile.
Tutto questo, perchè uno Stato senza istruzione e senza ricerca, oggi, è irrimediabilmente destinato all'estinzione, come un pianeta senza acqua e senza aria respirabile.

Antonio Idra




commenti

partecipa. inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.