Quando i poveri votano i ricchi
Caro direttore, il lettore Angelo Facchi (Bresciaoggi del 10 febbraio 2010) dopo aver portato numerosi esempi della situazione italiana dell'ultimo anno, e avereCaro direttore, il lettore Angelo Facchi (Bresciaoggi del 10 febbraio 2010) dopo aver portato numerosi esempi della situazione italiana dell'ultimo anno, e avere osservato come i poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, registra amaramente il fatto che «i poveri si destinano a votare per i ricchi». È evidente il riferimento al partito di Silvio Berlusconi. È quanto caratterizza queste settimane che precedono le elezioni regionali. Come può Formigoni affermare di vincere «a man bassa» in una Regione dove la crisi produttiva ha creato migliaia di senza lavoro? Come può Formigoni affermare di vincere in una Regione dove, come nel resto d'Italia, la povertà aumenta? Sarebbe contraddittorio e disperante se, laddove parecchie fabbriche bresciane hanno chiuso, prevalesse ugualmente la coalizione di centrodestra.
«Il Sole 24 Ore» di lunedì 15 febbraio scorso ha dedicato un'intera pagina ai deputati e senatori che (non contenti dei lauti compensi erogati da tali istituzioni) sono stati autorizzati dalle rispettive Giunte delle elezioni (spesso con veri e propri «salti mortali» interpretativi) ad avere altri incarichi spesso ben retribuiti. I «morti di fame», e comunque quanti hanno un basso reddito, voteranno il partito cui appartengono in stragrande maggioranza questi cumulatori (Pdl)? A parte questo, tale partito ha fatto eleggere in Parlamento numerosi «miliardari», come il Re delle cliniche romane Angelucci (a onor del vero anche Veltroni ebbe la pensata di inserire per il Pd alla Camera dei Deputati Matteo Colannino e Massimo Calearo).
Se questi «poveri» (con una forte dose di autolesionismo) vogliono continuare ad appoggiare il centrodestra, sono fatti loro. Purtroppo tali voti saranno interpretati da Berlusconi come un via libera alle sue «riforme»; come segnale verde alla manomissione dell'ordinamento costituzionale (in primo luogo allo «scassamento» della giustizia).
Salvatore Lattarulo
BRESCIA
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