Un «8 Marzo» tutti i giorni

Caro direttore, la giornata internazionale della donna venne solennemente fissata l'8 marzo dal congresso internazionale femminile tenuto a Copenaghen nel 1908. Il

08/03/2010

Caro direttore, la giornata internazionale della donna venne solennemente fissata l'8 marzo dal congresso internazionale femminile tenuto a Copenaghen nel 1908. Il giorno fu scelto perché, si disse, in quella data ricorrenza erano bruciate vive cento operaie in uno sciopero a New York, chiuse in fabbrica per rappresaglia. Così abbiamo saputo e divulgato per decenni. Ora studi femminili abbastanza recenti smentiscono questa circostanza. Ma ciò non annulla certo il significato simbolico della scelta.
In Italia il fiore dell'8 marzo e stato e resta la mimosa. La storia dell'8 marzo e con esso la storia delle donne è parte integrante e rilevante del Novecento. Non a caso il Novecento è stato definito anche il secolo delle donne, più esattamente della rivoluzione femminile. In Italia il giro di boa furono gli 8 marzo dal 1943 al 1945 quando, prima con gli scioperi del nord contro la guerra e il fascismo, poi con l'azione dei gruppi di difesa della donna e per l'assistenza ai combattenti della libertà, le donne segnarono prepotentemente il loro ingresso a pieno titolo nella lotta per la libertà, per la pace e per i propri diritti. Grazie alle donne costituenti, quel lascito si tradusse in norme costituzionali portatrici di nuovi diritti e grazie alle lotte del movimento delle donne in leggi che hanno contribuito a modificare radicalmente la condizione femminile.
Possiamo dunque dire che con le donne ma non solo per le donne, l'8 marzo è entrato nella storia, ha scandito via via i tempi dell'avanzata femminile, ha segnato l'irrompere della donna nella vita pubblica. È vero: per lungo tempo la giornata della donna è apparsa una sorta di contraddizione e non è stata fatta proprio da tutte le donne e da tutte le loro associazioni. Ma alla fine l'8 marzo è risultato vincitore, è diventata la giornata di tutte.
È evidente che quando questo accade ci si domanda se una data della donne abbia ancora un senso, tanto più che il consumismo ha fatto irruzione anche qui, come in tutti i momenti della vita sociale. Ma chiediamoci: a che varrebbe un disconoscimento dell'8 marzo? Davvero non ci spingerebbe a pensare più in alto; semplicemente ci porterebbe ad abbandonare un campo che verrebbe necessariamente e rapidamente invaso dalle banalità del consumismo. Vero invece è che l'8 marzo deve essere sempre più momento di riflessione sulle problematiche femminili di fronte ai nuovi traguardi della scienza e della tecnica, ai mutamenti della politica e sulle nuove domante sociali delle donne, più colte, più aggressive e competitive.
Dunque un 8 marzo non da celebrare ma da riscrivere ogni anno. Per fare questo è necessario un po' di 8 marzo tutti i giorni. Il protagonismo femminile deve essere incoraggiato e sostenuto come componente stabile della vita civile e politica. Proprio l'8 marzo, vero e proprio capodanno delle donne, può scandire e stimolare questa strategia.
Un buonissimo 8 marzo allora. Ma con uno sguardo vigile in difesa delle conquiste, di quelle che ancora aspettano di essere realizzate. Avendo presente, come disse la donna che veniva dal Kosovo, Madre Teresa di Calcutta, che «se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e nemici veri. Non importa, realizzali!».

Renato Bettinzioli
BRESCIA




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