Il doppio incarico
Lo spunto mi è dato dalla lettera del signor Lattarulo, pubblicata da «Bresciaoggi» il 18 febbraio scorso, nella quale si sostiene come sia perfettamente legittimaLo spunto mi è dato dalla lettera del signor Lattarulo, pubblicata da «Bresciaoggi» il 18 febbraio scorso, nella quale si sostiene come sia perfettamente legittima l'intenzione espressa dal ministro Brunetta del Pdl di mantenere, nel caso di elezione a sindaco di Venezia, anche la funzione di ministro della Repubblica e di parlamentare alla Camera, stante l'attuale normativa.
Tutto vero. La questione che solleva perplessità e stupore è proprio l'interpretazione a cui si presta la norma venendo a creare, a mio modesto avviso, una situazione surreale. La nostra classe politica pratica tempi lunghi nel correggere le incongruenze normative o colmare i vuoti legislativi: una porticina aperta o quantomeno una finestra socchiusa possono consentire appunto interpretazioni favorevoli. In questo caso ne esce il paradosso di prevedere che i presidenti di Provincia e i sindaci di città con più di 20 mila abitanti siano ineleggibili come parlamentari se, candidandosi, non presentano le dimissioni 180 giorni prima del voto; al contrario si consente al parlamentare eletto di candidarsi tranquillamente a governare un ente locale e, in caso di elezione, di mantenere sia l'una che l'altra carica.
In questa situazione contraddittoria Brescia si crogiola qualificandosi come la città dell'intraprendenza, del doppio incarico, del tutto fare e strafare in politica in nome di un'efficienza e di un interesse comune che suggellerebbero queste scelte.
Annoveriamo infatti il presidente della Provincia che detiene il primato degli incarichi: presidente di Provincia, sottosegretario all'Economia e parlamentare. Seguito dal sindaco di una città di oltre 190.000 abitanti che mantiene anche la carica di parlamentare e, in provincia, dal primo cittadino di Chiari che si divide fra la poltrona di sindaco e quella di senatore della Repubblica. Da veri stakanovisti della politica scendono dalle valli padane, raggiungono la città eterna, dapprima vituperata ma sempre degna di solidi legami, e ritornano sui loro passi a fine settimana per governare la città quando gli impegni parlamentari lo consentono.
Se la classe politica non avverte il disagio per questi eccessi mi chiedo come potrà mai contrastare efficacemente i privilegi corporativi di una «casta» che puntualmente è pronta ad autoassolversi mentre chiede sacrifici ai propri governati.
Adriana Pasini
BRESCIA
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