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23.06.2018

Business milionario dei fanghi Una «torta» divisa da tre paesi

I fanghi una volta trattati possono essere reimpiegati come fertilizzante nei campi
I fanghi una volta trattati possono essere reimpiegati come fertilizzante nei campi

È un vero e proprio business lo smaltimento dei fanghi nella Bassa, concentrato nel triangolo tra Lonato, Calcinato e Calvisano, per un affare milionario e il trattamento di oltre 364 mila tonnellate l'anno. Di queste, ben 263 mila sono gestite in un impianto di Lonato, 56 mila tonnellate a Calcinato e 45 mila tonnellate a Calvisano. DEGLI IMPIANTI citati, quelli più piccoli (ovvero le strutture di Calcinato e Calvisano) ritirano soltanto fanghi di «alta qualità». Mentre l'impianto più grande a Lonato ritira anche i cosiddetti fanghi «non idonei». Questi liquami, come scritto qualche settimana fa da Bresciaoggi, vengono ritirati da diverse parti d'Italia per poi essere trattati e sparsi sui campi. L'elenco è davvero lungo. Se gli impianti di Calcinato e Calvisano fanno arrivare i fanghi di «alta qualità» principalmente dal Nord Italia (con qualche eccezione che riguarda le Marche), la struttura di Lonato fa convergere nella provincia bresciana i rifiuti provenienti dalla Puglia, Abruzzo, Lazio e Toscana. Senza citare le altre città settentrionali dalle quali vengono acquistati i fanghi. I fanghi sono principalmente prodotti dalla depurazione degli scarichi civili, di acque industriali, termali e dalle aziende agricole ed una volta trattati vengono reimmessi nei terreni coltivati come alternativa alla fertirrigazione. MA NON SOLO. I fanghi (soprattutto nella struttura di Lonato) sono scarti di tessuti vegetali, rifiuti della selvicoltura, rifiuti prodotti dalla distillazione di bevande alcoliche, scarti di corteccia e sughero, fanghi prodotti dai processi di disinchiostrazione nel riciclaggio della carta. È chiaro che in questo business virtuoso quello che balza all'attenzione è l'utilizzo dei fanghi in agricoltura. I liquami, però, giungono nel Bresciano anche per altri motivi. Il riferimento è alla complicata situazione dello smaltimento dei fanghi nei 5 depuratori costruiti dalla Cassa per il Mezzogiorno a Cuma, Regi Lagni, Acerra, Napoli Nord e Marcianise). All'interno di queste strutture sono 36 mila le tonnellate di fanghi prodotte in media in un anno. Per smaltirle ed evitare che gli impianti si blocchino, Sma, società che li gestisce, paga 170 euro a tonnellata per farli trasportare verso le discariche autorizzate. Tra queste c'è la Gedit, con i suoi due impianti di Montichiari e Calcinato. Poi c'è Italcave, in provincia di Taranto; e Linea Ambiente (ex Ecolevante) in provincia di Bari. Anche se due di loro, per problemi di rinnovo delle autorizzazioni, da qualche mese non possono più smaltire questi fanghi nelle discariche. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valerio Morabito
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