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09.09.2018

Duecento casi e due morti La polmonite ora fa paura

Valerio Morabito Duecento persone contagiate, nove paesi coinvolti dal focolaio e un bollettino medico che in modo inquietante si aggiorna di ora in ora. Sta assumendo i contorni dell’epidemia l’ondata di polmonite acuta che ha già fatto due vittime nella Bassa, mentre su un terzo decesso sono ancora in corso gli accertamenti. L’agente patogeno non è stato ancora identificato, ma sotto la lente delle autorità sanitarie è finito un batterio che prolifera nell’acqua. In attesa che le analisi tipizzino il ceppo, all’emergenza polmonite si sovrappone quella della legionella, infezione che presenta analogie con l’infiammazione dei polmoni. LA LEGIONELLA potrebbe aver colpito un dipendente delle Poste di Carpenedolo. Il 55enne è ricoverato in prognosi riservata al Policlinico di Milano: le sue condizioni sono giudicate molto serie dai medici. E proprio dalla rete dell’acquedotto di via Leopardi, dove abita il 55enne, sono partite ieri le ricognizioni di Ats e tecnici del servizio idrico. La stessa operazione è scattata in via Meli, dove abitava l’85enne morto di polmonite acuta dopo un’odissea sanitaria. L’anziano che non ha trovato posto all’ospedale di Montichiari è stato ricoverato in un centro di lunga degenza di Palazzolo dove è sopraggiunto il decesso. Saranno invece i risultati dell’autopsia disposta in extremis ed effettuata ieri a stabilire le cause del decesso di una 69enne di Mezzane di Calvisano. «Era tutto pronto per i funerali quando siamo stati avvertiti che la salma di mia suocera doveva essere trasferita al Civile per l’esame autoptico - spiega il genero della vittima - Dopo l’esame non ci hanno detto nulla, ma è nostro diritto sapere perché è morta». A questo proposito stanno montando le polemiche sui presunti ritardi con cui sarebbe stato affrontato l’allarme polmonite. E tra i familiari colpiti dall’infezione si medita già un esposto alla procura. Procura che come atto dovuto aprirà un fascicolo nelle prossime ore. LO STATO DI ALLERTA è altissimo, considerando che in meno di 24 ore la cosiddetta «zona rossa», ovvero il bacino dove sono stati riscontrati i casi di polmonite batterica infettiva e legionella, si è allargata. Se fino a due giorni fa sotto la lente di ingrandimento delle ispezioni e dei controlli c’erano Montichiari, Carpenedolo e Calvisano, ieri sono stati contattati anche i sindaci di Isorella, Remedello, Visano, Acquafredda, Ghedi e Montirone. Anche in questi paesi diverse persone sono state ricoverate per polmonite batterica infettiva. A Remedello, per esempio, se ne contano 20, e la maggior parte è stata ricoverata tra gli ospedali di Asola e Castiglione, dove tra l’altro si registrano altri due casi di legionella. La situazione più delicata è quella di Carpenedolo, dove si stanno concentrando i controlli del personale di Ats, tecnici di Acque Bresciane e Polizia locale, che hanno effettuato dei campionamenti di acqua fredda e calda sia dentro che fuori l’abitazione dell’85enne ucciso dalla polmonite batterica. L’anziano come detto è morto nell’Unità operativa di geriatria di Palazzolo sull’Oglio, dopo che non era stato possibile ricoverarlo a Montichiari in quanto non c'era un posto disponibile. Sembra invece escluso che la morte di una 90enne di Visano in una struttura protetta mantovana sia riconducibile al batterio. •

Valerio Morabito
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