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11.09.2018

«Epidemia colposa»
La Procura indaga
sui casi di polmonite

Per la Regione  l’epidemia sarebbe stata provocata dalla legionella
Per la Regione l’epidemia sarebbe stata provocata dalla legionella

Valerio Morabito La Procura di Brescia ha aperto un’inchiesta sull’ondata di polmonite batterica che ha investito la Bassa. Epidemia colposa l’ipotesi di reato formulata dal sostituto procuratore Maria Cristina Bonomo che ha delegato le indagini e gli accertamenti al Nas dei carabinieri che in queste ore stanno acquisendo da Ats, Comuni e gestori del servizio idrico tutti i documenti. Nel fascicolo - al momento contro ignoti - finiranno anche le cartelle delle due vittime dell’infezione - un 85enne di Carpenedolo e una 69enne di Calvisano - e il materiale relativo a reti idriche, pozzi e acquedotti che forniscono l'acqua ai paesi coinvolti. L’ipotesi prevalente è che l’agente patogeno si stia diffondendo attraverso l’acqua stagnante, per questo il monitoraggio tocca anche fiumi e canali. La svolta potrà arrivare solo quando sarà identificato il batterio responsabile delle infezioni.

L’EPIDEMIA intanto non si ferma come emerso dal briefing sanitario convocato ieri al- l’ospedale di Montichiari: soltanto al pronto soccorso della struttura della Bassa, negli ultimi dieci giorni risultano 133 accessi per polmoniti, di cui 60 persone ricoverate. Le diagnosi effettuate negli altri presidi bresciani portano il numero dei casi a 203: per 90 è stata necessaria la degenza. I pazienti, in base al grado di polmonite, vengono visitati e di volta in volta si decide se rispedirli a casa con una cura di antibiotico, oppure ricoverarli. Ieri intanto sono stati registrati altri 11 contagi: il quadro clinico più grave è quello di un 29enne di Roe Volciano, che lavora in un'azienda di Castenedolo, che stato trasferito in gravissime condizioni per sospetta legionella all'ospedale di Monza. Il paziente è attualmente in coma farmacologico. Un 56enne di Visano è ricoverato Castiglione per polmonite acuta. Stesso diagnosi per una 80enne di Ghedi, da ieri in cura a Montichiari e per un bambino di 14 anni di Castegnato ricoverato al Civile. L’ondata di infezioni sta creando problemi di posti letto negli ospedali di Manerbio, Desenzano, Gavardo e in quelli dell'Alto mantovano. Alle persone ammalate non affette da altre patologie che si presentano in pronto soccorso viene prescritta una terapia e vengono rimandate a casa. È successo, nella mattinata di ieri, a un muratore 50enne di Calvisano. Mentre le condizioni fisiche del 55enne di Carpenedolo, trasferito sabato al Niguarda di Milano per sospetta legionella, risultano stabili anche se il quadro clinico rimane grave.

A FRONTE DELLE ROVENTI e crescenti polemiche per i presunti ritardi nella gestione dell’emergenza sanitaria, l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera è tornato a rassicurare la popolazione «Ci siamo mossi tempestivamente, non stiamo lasciando nulla al caso. Stiamo facendo campionamenti in tutti i comuni, guardiamo all’acqua come vettore del batterio ma stiamo anche intervistando le persone ricoverate per capire se c’è qualche aspetto che le accomuna. Anche sull’aria stiamo iniziando a pensare di fare qualcosa, stiamo lavorando in tutte le direzioni. Sono in aumento i casi legionella e questo ci fa pensare che il batterio in questione sia proprio il morbo del legionario». Sul caso interviene con una nota anche il Ministero della Salute confermando che «l’Istituto superiore di Sanità ha ricevuto tutto il materiale organico relativo ai pazienti ricoverati e sta eseguendo in queste ore le analisi batteriologiche. Appena i risultati delle indagini saranno completati, il ministero metterà in atto le azioni necessarie per superare l’emergenza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Valerio Morabito
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