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01.03.2018

Dopo il «selfie» con l’atomica l’Aeronautica blinda il segreto

La clamorosa fotografia mostrata il mese scorso alla Camera: un Tornado italiano di Ghedi e  una bomba identica alle atomiche B61
La clamorosa fotografia mostrata il mese scorso alla Camera: un Tornado italiano di Ghedi e una bomba identica alle atomiche B61

«Il comando del 6° Stormo non conferma, ma non smentisce, che quella in foto sia proprio l’Aerobase di Ghedi. Non conferma, ma non smentisce, che quella bomba sia davvero un’atomica B-61. Ci dice che la fotografia comunque è vecchia di qualche anno, e che per informazioni sul presunto arsenale nucleare di Ghedi bisogna chiedere al ministero della Difesa. Cosa che ho già fatto due volte, con formali interrogazioni parlamentari, senza ottenere risposta». Questo il briefing dell’onorevole Luigi Lacquaniti al termine della visita ispettiva all’Aerobase di Ghedi, dove ieri è entrato insieme al sindaco di Borgo San Giacomo, Giuseppe Lama, alla deputata Giovanna Martelli e al consigliere regionale Chiara Cremonesi. UN TEMA CALDO, non l’unico ma il più suggestivo, è la presenza delle atomiche. Ai vertici militari del 6° Stormno dell’Aeronautica, la delegazione istituzionale ha mostrato quella fotografia, allegata al rapporto Milex e presentato il mese scorso alla Camera dei Deputati, in cui si riconoscono strutture della base di Ghedi, un Tornado italiano del 102° gruppo di volo e una bomba identica alle atomiche B-61, attorniata da personale militare americano. Alla presentazione in Parlamento, la foto era stata definita «la prova provata» della presenza, mai confermata ufficialmente, di ordigni nucleari americani. Vincolati al segreto militare, gli ufficiali del 6° Stormo hanno confermato una cosa sola: che quella fotografia è datata. Lo aveva rilevato proprio Bresciaoggi: il Tornado a sinistra nell’immagine presenta la livrea celebrativa delle 20 mila ore di volo del 102° gruppo (una componente tattica del 6° stormo di Ghedi), fatto che risale al 2009. MA ALLORA le atomiche c’erano, come sembra? Ci sono ancora? «Solo il decisore politico può decidere di rivelare la verità sulla questione- hanno fatto notare i membri della delegazione istituzionale -. In questa legislatura, ormai, il segreto è rimasto tale». ALTRI TEMI sono stati approfonditi, dopo le risultanze della Commissione parlamentare di inchiesta sull’uranio impoverito. Sulla presenza di metalli pesanti nella base di Ghedi, è stato detto ieri che esistono ancora strutture in amianto, ma che «sono aree non frequentate dal personale e presto saranno dismesse, secondo un programma di smaltimento già avviato dal ministero della Difesa». Terzo tema: lo smaltimento di materiale esplosivo obsoleto, che in altre basi militari italiane aveva sollevato timori di contaminazione sul territorio. Ebbene, a domanda, gli ufficiali ha risposto che a Ghedi queste pratiche non si sono mai svolte. Bene, dunque, le risposte sul fronte amianto e contaminanti. Ma le atomiche? «Abbiamo trovato una base ben organizzata, una comunità accogliente in cui lavorano molti nostri concittadini - spiega il sindaco Lama: qui lavorano 1500 italiani fra cui 80 donne e oltre 100 americani. Ci sta a cuore la sicurezza di chi lavora alla base, ma anche quella dei territori e delle comunità civili. Come sindaco, sulla questione atomiche resto convinto che avremmo il diritto di sapere». •

Valentino Rodolfi
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