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22.12.2017

Ghedi, un’aerobase
di quinta
generazione

Uno dei primi F-35 italiani: Ghedi si prepara ad accogliere i nuovi jetDue Tornado del 6° Stormo: saranno «pensionati» entro il 2025Il «full mission simulator» per gli F35: dagli Stati Uniti sono state assegnate tre postazioni all’Italia
Uno dei primi F-35 italiani: Ghedi si prepara ad accogliere i nuovi jetDue Tornado del 6° Stormo: saranno «pensionati» entro il 2025Il «full mission simulator» per gli F35: dagli Stati Uniti sono state assegnate tre postazioni all’Italia

L’autorizzazione al «decollo» è arrivata il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, che nel cielo sfreccia a cavalcioni di un pacifico asinello: mentre i bambini di mezzo nord Italia scartocciavano i doni della santa, in quella stessa data il ministero della Difesa ha autorizzato la prima «commessa», il primo acquisto dei materiali occorrenti per trasformare l’Aerobase di Ghedi nella futura casa degli F-35, i nuovi jet destinati a sostituire totalmente i Tornado entro il 2025.

IL DOCUMENTO del 13 dicembre, su carta intestata della «Direzione degli armamenti aeronautici» al ministero della Difesa in Roma, riporta una dicitura nel suo genere storica. Dice: «eccetera eccetera, predisporre il 6° Stormo di Ghedi a supportare l’impiego operativo del sistema d’arma F-35». Sono i caccia detti di «quinta generazione», per il salto in avanti tecnologico di cui sono portatori rispetto agli attuali aerei militari. E anche l’Aerobase di Ghedi, che oggi ospita l’intera componente «strike» dell’Aeronautica italiana, basata sui vetusti Tornado in servizio dagli anni ’80, dovrà diventare una base di «quinta generazione». La commessa in sé è solo un primo passo: un acquisto del valore di 2 milioni e 500 mila euro per «sistemi di ricovero mobile», dei costosi tendoni hi-tech, sotto i quali saranno ricoverati i nuovi F-35. Ma dopo i «super-tendoni» verrà molto altro, perchè è con un investimento di 60 milioni di euro che la Difesa procederà nell’arco di 4 anni a una totale riqualificazione delle strutture fisse della base di Ghedi, oltre che delle tecnologie al servizio operativo del 6° Stormo.

PER I PILOTI arriveranno i «Full mission simulator», gli avanzatissimi simulatori di missione per addestrarsi al pilotaggio degli F-35 restando seduti all’interno dell’Aerobase (e abbattendo i costi di carburante, perchè i «voli» di addestramento saranno simulati alla consolle). Dalla Lockheed Martin e dal Pentagono è stato comunicato due settimane fa che l’Italia, insieme a Norvegia, Israele e Giappone, è la prima destinataria di questi simulatori. Si presume che all’inizio saranno utilizzati alla base di Amendola, dove il Gruppo di volo sperimentale custodisce per ora, a fini addestrativi, i primi F-35 prodotti per l’Italia (al momento ne sono usciti 9 dalla fabbrica di Cameri, consegnati all’Arma azzurra). In seguito i «Full mission simulator» saranno portati a Ghedi per i piloti del 6° Stormo: lo dice il bando per la progettazione del lavoro da 60 milioni di euro che ristrutturerà la base. Saranno ricostruiti ex novo gli hangar destinati agli aerei in linea di volo, gli hangar per la manutenzione, il complesso della palazzina comando e gli ambienti destinati ai simulatori. Il 5 dicembre è stato finalizzato il bando per la progettazione, che da solo vale 2 milioni e 500 mila euro, che ha visto formare la graduatoria degli studi di ingegneria ammessi. E se la sola progettazione, che dovrà essere consegnata entro un termine di 6 mesi dall’incarico, costa da sola 2 milioni e 500 mila euro, vuol dire che l’opera di ristrutturazione dell’Aerobase è complessa: l’importo dei lavori è indicato dal ministero in 60 milioni 716 mila 448 euro e 19 centesimi. Il costo stimato di un’Aerobase di quinta generazione.

Valentino Rodolfi
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