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11.01.2019

L’ultima parola è del governo Ma cade un tabù di segretezza

A scanso di polveroni politici, la vicenda non ha un finale già scritto, anzi. E se il governo dovesse dire qualcosa in proposito, ad esempio che questa storia «è da attribuire al governo precedente», bisognerà credergli, perchè è sostanzialmente la verità. RISALE INFATTI al 20 giugno 2018, quando l’attuale esecutivo era in carica da meno di un mese, questo protocollo per l’upgrade «non convenzionale» dei Tornado pubblicato dal Segretariato generale della Difesa, Direzione degli armamenti aeronautici, su un mandato dello Stato maggiore datato febbraio 2018 e decreto ministeriale del marzo dello stesso anno. Questa voce con i 29 milioni di spesa ritorna poi nella programmazione biennale datata 27 giugno, ma che fine abbia fatto poi non si sa. Che sia finita sotto la scure dei tagli annunciati al budget della Difesa? È possibile. Ciò che non sembra possibile è averne conferma, perchè le bombe atomiche in Italia ufficialmente non esistono: l’attuale ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, romperebbe un protocollo di segretezza consolidato se annunciasse di aver «tagliato» un programma di cui nessuno ha mai confermato l’esistenza. È LA SECONDA VOLTA, però, nel giro di un solo anno, che su questa segretissima vicenda escono dettagli prima inimmaginabili. Il precedente è la fotografia, allegata al rapporto «Milex2018», mostrata in audizione alla Camera dei Deputati nel febbraio di un anno fa: raffigurava una bomba B61 (di vecchio tipo) accanto a un reparto di militari americani (probabilmente del 704° «squadrone munizioni», presente a Ghedi da decenni), sullo sfondo del paesaggio di Ghedi e accanto a un Tornado del 102° gruppo del 6° Stormo. Foto che Bresciaoggi aveva scoperto essere datata 2009. Anni e anni. Senza mai un pezzo di carta. Prima d’ora. •

V.R.
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