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27.02.2018

Un mondo senza bandiere Il «corto» degli studenti incassa un altro premio

Il laboratorio teatrale promosso a Ghedi è  diventato un film
Il laboratorio teatrale promosso a Ghedi è diventato un film

Nasce anche dalla capacità di mettersi in gioco dei più giovani il successo cinematografico «made in Ghedi». A tenere banco nelle ultime settimane è il riconoscimento internazionale ottenuto dal film prodotto e girato da Davide Sibaldi con le classi del maestro Lino Trentini, che lo scorso anno aveva coinvolto i giovanissimi oggi nelle quinte «F» e «G» dell’Istituto comprensivo e i rispettivi genitori. L’opera ha vinto nella sezione «Miglior film sulle migrazioni umane», condividendo la prima posizione con il documentario svizzero «Un paese di Calabria», del festival «Un film per la pace». Le premiazioni che coinvolgeranno anche la scuola bresciana sono in cartellone a Gorizia l’8 marzo, nell’aula magna del polo dell’Università degli Studi di Udine. Molti i Paesi partecipanti (dal Messico alla Tailandia, dall’Uruguay all’Iran) e i film ammessi al concorso, ma i 45 ragazzini provenienti da 11 nazioni del mondo che hanno messo in scena lo spettacolo ripreso dal lungometraggio e le interviste ai loro genitori hanno convinto la giuria; come già Amnesty international e l’Unicef che hanno sostenuto l’opera, o il «Cosmopolis 2g Film Awards» di Roma che pure aveva già premiato il lavoro. TUTTO È NATO da un allestimento scenico del libro sui rifugiati «Giuseppe e lo sputafuoco», scritto e illustrato dallo stesso Sibaldi, che poi ha deciso di documentare la messa in scena e di coinvolgere le famiglie affrontando i temi dell’immigrazione e dell’integrazione di bambini stranieri e con disabilità psichiche. «Col sostegno della dirigente Carla Pasetti - spiega il maestro Trentini - e potendo contare sulla collaborazione dei genitori per scenografie e costumi, abbiamo lavorato su tre piani: il libro, lo spettacolo, il film su Ghedi». Il tema della presunta diversità è stato letto in chiave positiva perché per i bambini non esistono stranieri, «semplicemente tutti si riconoscono uguali attraverso l’attività di gioco e lo spirito d’avventura».

M.MON.
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