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04.02.2018

Una foto riapre il caso dell’atomica di Ghedi

La fotografia mostrata alla Camera  dal centro studi Milex e ripresa da alcuni giornali; sembrerebbe ambientata a Ghedi e mostra una bomba che potrebbe essere una B61
La fotografia mostrata alla Camera dal centro studi Milex e ripresa da alcuni giornali; sembrerebbe ambientata a Ghedi e mostra una bomba che potrebbe essere una B61

Valentino Rodolfi Sulla presenza di bombe atomiche americane all’Aerobase di Ghedi si è sempre parlato di «segreto di Pulcinella»: uno di quei fatti che si danno per risaputi ma che nessuno, per salvare la forma, ammetterà mai ufficialmente. O viceversa: una di quelle cose «segrete» che tutti sanno. Ora spunta questa foto, che costituirebbe, se confermata autentica, la prima immagine di una bomba B61 mai trapelata da Ghedi. È allegata al rapporto Milex2018 del centro studi sul disarmo vicino al Movimento Nonviolento, presentato giovedì alla Camera dei Deputati e ripreso da alcuni giornali nazionali. In particolare da Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana. IL GIORNALE DEI VESCOVI, mostrando la foto nell’edizione di venerdì, scrive: «Bombe nucleari a Ghedi, ecco la prova». Ma sarà autentica? Trattandosi di un segreto militare, che sarà anche «di Pulcinella» ma coinvolge una questione dannatamente seria come il nucleare, metterci la mano sul fuoco è un azzardo. Quello che si può fare è una dissezione anatomica di questa fotografia e degli elementi che raffigura: se sia autentica chi può dirlo, ma certamente pare assai verosimile. Breve descrizione: un gruppo schierato di militari americani, una bomba al centro, un Tornado italiano di lato, il paesaggio sullo sfondo. Su quest’ultimo aspetto («ma è veramente Ghedi?») basta mostrare la foto a nativi ghedesi per sentirsi rispondere di sì. Non c’è un cartello con scritto «benvenuti a Ghedi», ma lo sfondo si riconosce come la pianura bresciana verso Castenedolo e Rezzato, con sul fondale della alture in cui si distinguono le «macchie» bianche delle cave di marmo Botticino. Secondo elemento: i militari americani. Potrebbe trattarsi del 704° «squadrone munizioni», 52° gruppo: un’ unità che è a Ghedi dal 1963. La bomba al centro è molto simile, anzi praticamente identica alla B61, concepita per trasportare testate nucleari. Che sia? Pur nella segretezza della questione, ci si è sempre chiesti che cosa ci faccia un’unità americana di specialisti in «munizioni» in quella che è, a tutti gli altri effetti, una base italiana, sede del 6° Stormo di cacciabombardieri. L’AEREO nella foto è senza ombra di dubbio un Tornado italiano: la coccarda sotto l’ala è quella tricolore dell’Ami e la scritta sulla deriva dice 102° Gruppo («I Paperi») uno dei gruppi di volo componenti il 6° Stormo, equipaggiato con aerei da attacco al suolo Tornado Ids. Quella livrea sulla coda dell’aereo può tuttavia fornire un altro indizio: la foto non deve essere comunque recentissima. La scritta «20000» sulla coda si può infatti ricondurre alla livrea celebrativa per il «record» di ventimila ore di volo del 102° Gruppo. Un fatto, risulta dagli annali, che avvenne nel 2009, dunque 8-9 anni fa. Ricapitolando: di questa foto si è parlato alla Camera dei Deputati, è comparsa su giornali ed è stata condivisa in internet raggiungendo una vasta platea come «la prima immagine delle atomiche a Ghedi», come «la prova» della presenza di questo ordigni. A quanto pare è una foto di otto o nove anni fa, ma a occhio sembrerebbe più autentica che altro. Resta però un problema di fondo: qui si parla di atomiche, non di bruscolini, eppure quel «segreto» si ostina, almeno ufficialmente, a rimanere tale. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Valentino Rodolfi
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