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15.01.2019

Il Chiese mai così
in secca. E torna
l’incubo batterio

CALVISANO.  Anche a Mezzane sono visibili i segni della siccità MONTICHIARI.  La secca del Chiese nel segmento che scorre in località Borgosotto mostra del pietrame CARPENEDOLO.  Dall’alveo del fiume l’acqua si è ritirata facendo affiorare dei veri e propri itsmi
CALVISANO. Anche a Mezzane sono visibili i segni della siccità MONTICHIARI. La secca del Chiese nel segmento che scorre in località Borgosotto mostra del pietrame CARPENEDOLO. Dall’alveo del fiume l’acqua si è ritirata facendo affiorare dei veri e propri itsmi

Il livello del fiume Chiese è tornato ad abbassarsi in maniera preoccupante. In una stagione invernale caratterizzata, fino a questo momento, da una evidente scarsità di piogge, a risentirne è il principale corso d'acqua che attraversa i territori della Bassa bresciana orientale. Se l'anno scorso era difficile scorgere la sabbia ed i massi dell’alveo, quest'anno la situazione è diversa. In alcuni punti il Chiese sembra aver ridotto al minimo la propria portata. Il tutto mentre la battaglia sul livello minimo vitale sembra persa, considerando che la maggior parte dei Comuni ha voltato le spalle all'associazione di ambientalisti che aveva avviato una lotta civile in difesa del fiume. La situazione più critica è all'altezza della centralina idroelettrica del ponte di Mezzane di Calvisano dove in alcuni punti la portata idrica è sotto il limite di guardia. Acqua bassa e stagnante anche a Carpenedolo, dove nel centro dell’alveo sono emersi degli istmi. In apnea anche il tratto di corso d’acqua che scorre sotto il ponte di Borgosotto, a Montichiari. Le secche hanno messo in evidenza i residui di sversamento di liquami. Il deflusso del Chiese, come certificato dall'ultimo bollettino idrologico pubblicato da Arpa Lombardia, è in continua diminuzione da ottobre fino ad oggi. Al 31 dicembre 2018, infatti, il deflusso del Chiese all'altezza di Gavardo si è attestato sui 13,4 milioni di metri cubi di acqua, mentre a metà dicembre era a 18,5 milioni di metri cubi e nella prima decade di novembre a 40,1 milioni di metri cubi di acqua. Numeri inequivocabili e così Arpa ha messo in evidenza che «per il periodo in esame i volumi defluiti sono diminuiti nella sezione del Chiese a Gavardo». LA SICCITÀ È ANCHE un problema sanitario che rischia di bloccare il progetto del mega depuratore del Garda. Nonostante la tenace opposizione di sindaci e comunità, l’intenzione dell’Ato è di realizzare due impianti: uno a Montichiari, l’altro potenziando il collettore in fase di costruzione a Gavardo. In entrambi i casi le acque depurate sarebbero scaricate nel Chiese o, come appare più probabile nella rete di affluenti del fiume per essere poi utilizzate per l’irrigazioni delle coltivazioni. Uno scenario che alimenta forti perplessità alla luce degli ultimi accertamenti sull’epidemia di polmonite batterica e legionella che in autunno ha contagiato mille persone e provocato undici morti sospette. In sostanza è emersa una correlazione tra il Chiese e la legionella pneumophila sierogruppo 2, isolata nel fiume a Montichiari, Remedello e Carpenedolo. Un mese prima lo scoppio dell'epidemia il Consorzio irriguo del Chiese aveva lanciato un inquietante allerta: «La stagione irrigua si sta caratterizzando per una condizione di forte criticità idrologica con particolare riferimento alla prima metà di agosto - si leggeva nel rapporto inviato alle autorità sanitarie -. Infatti, oltre alle elevate temperature riscontrate, nei bacini del fiume Chiese non si sono verificati particolari eventi di natura meteorologica in grado di modificare l’andamento idrologico della stagione. Dal 19 agosto la conseguente grave carenza di deflusso idrico distribuibile nella rete dei canali non potrà garantirne le minime condizioni igienico sanitarie». Quel denso brodo ristagnante in cui era ridotto il Chiese si sarebbe dunque trasformato in una bomba batteriologica. Se fosse confermata l’ipotesi sarà difficile che l’Ato ottenga le autorizzazioni a scaricare gli scarti del depuratore in un Chiese già potenzialmente infetto. •

Valerio Morabito
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