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27.09.2017

Il lutto di un incidente brucia
«Non affrontatelo da soli»

Palloncini bianchi si sono alzati in volo per l’addio ad Alberto NodariAlberto Nodari
Palloncini bianchi si sono alzati in volo per l’addio ad Alberto NodariAlberto Nodari

Quando un figlio o un familiare non c’è più arriva un dolore immenso, che non riesci a governare. Possono trascorrere settimane, persino mesi, ma poi si arriva a un bivio: perdere l’equilibrio o ricostruirlo. Il secondo lunedì di ogni mese, alla sera, l’Associazione famigliari e vittime della strada si ritrova all’istituto Tartaglia di Brescia. Qui c’è il consultorio che aiuta a ricostruire quell’equilibrio che va in frantumi dopo la morte in strada di una persona cara. Basta contattare il 338.4221449 ed è possibile raggiungere la struttura e partecipare agli incontri aperti per dare un senso al dolore.

Il numero è di Roberto Merli, presidente dell’associazione e il progetto è stato promosso anni fa con il professor Giuseppe Bulgarini, psicoterapeuta con alle spalle l’incarico di dirigente dei servizi di psicologia del Civile di Brescia e una cattedra all’Università Statale di Brescia come docente di psicologia della riabilitazione. «Ai genitori che vivono questi momenti - spiega Bulgarini - voglio dire che non ci sarà mai nulla di strano o di folle nelle manifestazioni del dolore. Venire al consultorio significa incontrare persone che hanno sofferto lutti analoghi, emozioni analoghe, interrogativi paurosamente analoghi. Qui alcuni professionisti guidano verso una riconquista dell’equilibrio».

Ma cosa succede dopo la perdita di un figlio in moto o in auto? «Accade che si perde drasticamente l’equilibrio ed è a questo equilibrio che il nostro lavoro punta. Raccomando sempre di non chiudersi nel dolore, nel silenzio, limitandosi a un bagno di lacrime al campo santo. Aprirsi significa darsi una possibilità di rinascita».

L’identità viene colpita? «Assolutamente sì: vedete, il lutto è come se resettasse la coscienza di noi, l’identità che improvvisamente vediamo barcollare. Quando abbiamo problemi esistenziali ci rifugiamo da persone che ci conoscono e riconoscono la nostra identità. Questi amici o parenti ci aiutano ad affermarci nella nostra pienezza. Quando avviene un lutto è necessario l’aiuto non solo di amici, ma di persone che l’hanno condiviso, oltre che di professionisti. Il mio consiglio? Mai stare da soli con i propri pensieri: in giro c’è un mondo che sa aiutare e un mondo che ha sofferto quanto noi. Non sentiamoci unici, almeno nella sofferenza. In questi casi l’unione fa davvero la forza». M.MA.

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